<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<StringTableFile xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xmlns:xsd="http://www.w3.org/2001/XMLSchema">
  <Name>game\backercontent</Name>
  <NextEntryID>1</NextEntryID>
  <EntryCount>117</EntryCount>
  <Entries>
    <Entry>
      <ID>0</ID>
      <DefaultText>Vedi un campo di battaglia ricoperto di cadaveri. La morte aleggia ovunque e il clangore del metallo risuona sul terreno imbevuto di sangue. Le urla dei feriti riecheggiano, di tanto in tanto coperte dall'ultimo grido dell'ennesimo moribondo.
 
Un uomo sta fuggendo, ma non riesci a capire da cosa. Respira affannosamente, ha gli occhi spalancati e pieni di terrore. Mentre corre, si dibatte nella tunica macchiata di sangue, strappandosela di dosso come se bruciasse ed emettendo mugolii gutturali. Cerca di aggirare un mucchio di cadaveri, ma inciampa su un braccio. Cade in avanti e si ritrova a fissare negli occhi un soldato morto. Mugolando più intensamente, tenta di allontanarsi dal corpo, ma la presa gli scivola sull'armatura ricoperta di sangue e l'uomo ruzzola su un fianco, ricadendo sulla schiena. Con le guance solcate da lacrime di terrore, inizia a scuotere la testa.
 
Si rialza sulle ginocchia ed esamina il campo di battaglia, con gli occhi spalancati e il respiro affannoso. Le sue mani tornano alla tunica e riescono finalmente a strapparla via e gettarla al suolo. Mentre fugge via, il rumore della battaglia risuona ancora nelle sue orecchie.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>1</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo, molto giovane, seduto su uno sgabello con lo sguardo vacuo e la bocca serrata. Un uomo più anziano, sicuramente suo padre, è curvo su di lui e gli urla in faccia. Una donna siede in un angolo della stanza a testa china, distogliendo gli occhi dal litigio. Il giovane guarda il padre dritto negli occhi.
 
Quest'atto di coraggio sembra sconcertare il padre, che smette di urlare. Ma la tregua non dura che un attimo: le urla ricominciano e il giovane riceve un colpo sulla nuca, che incassa stringendosi forte le ginocchia. Il padre va a prendere un attizzatoio di metallo dalle fiamme del camino e, gesticolando come per dare enfasi alle sue parole, si avvicina con l'intenzione di conficcare l'estremità rovente nel braccio del figlio. In quel momento il giovane sembra trasformarsi. Alzandosi, strappa l'attizzatoio dalle mani del padre e lo usa per distruggere lo sgabello su cui poco prima era seduto. Roteando lo strumento, tenta di abbatterlo sulla testa del padre, che lo schiva. L'attizzatoio colpisce la parete, distruggendo una serie di oggetti sulla mensola del camino. Il giovane se la prende quindi con un tavolino adagiato contro la parete, incrinandolo e mandando in pezzi il vaso che vi era appoggiato.
 
Si ferma per riprendere fiato, quando sente una mano posarsi sulla sua spalla. Si volta, agitando l'attizzatoio ancora rovente, ma si blocca con sguardo incredulo quando si accorge di aver trapassato la donna da parte a parte. Abbandona subito la presa sull'arma ma la donna, con occhi già velati, scivola in ginocchio e poi su un fianco. L'uomo più anziano corre verso la moglie urlando e gesticolando, poi si ferma davanti al figlio e lo colpisce con un manrovescio così forte da fargli girare la testa. Dopo avergli indicato la porta, gli dà le spalle e s'inginocchia accanto alla donna immobile. Il giovane resta a fissare entrambi i genitori ma, quando suo padre gli ringhia qualcosa, si riscuote e si allontana rapidamente.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>2</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppetto di persone che cammina lungo una strada solcata dai carri, attorno a una fitta foresta. Un uomo cammina a fianco a loro, chiacchierando e scherzando come se fossero amici da sempre. Nonostante l'aspetto frivolo, di tanto in tanto il suo sguardo gioviale viene tradito da fugaci occhiate alla folta vegetazione.
 
Si ode un rumore dagli alberi circostanti, come di qualcuno che abbia spezzato un ramo. L'uomo solleva una mano, mettendo fine alle chiacchiere dei viandanti e alla spensieratezza della serata. Si guardano intorno preoccupati e si stringono gli uni agli altri. L'uomo indica al gruppo di rimanere dov'è e si dirige verso gli alberi. Trascorrono secondi in silenzio, mentre si sforzano tutti di udire qualcosa, aggrappandosi nervosamente l'uno all'altro. Poi un altro fruscio, questa volta dalla direzione in cui l'uomo è scomparso nella boscaglia. Una sagoma emerge dalla linea degli alberi. Vedendola, il gruppo tira un sospiro di sollievo. La figura si avvicina fino a rendersi visibile in viso. Uno del gruppo lancia un grido di sgomento, realizzando che non si tratta dell'amico.
 
Non ha ancora finito di gridare che un altro gruppo emerge dalla boscaglia e con le armi sguainate circonda i viandanti. Nessuno di loro è armato o in condizione di battersi e vengono presto sopraffatti, legati e derubati di ogni valore. Con una risata, i banditi si dileguano nei boschi, abbandonando le loro prede per strada. Tornati al sicuro nella foresta, s'incontrano con l'uomo di cui sopra. Lui sorride, divertito dalla credulità della gente, sempre pronta a fidarsi del primo straniero che gli offre da bere.
 
Prende la sua fetta di bottino e se ne va.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>3</ID>
      <DefaultText>Vedi una radura sassosa e coperta da erbacce. Un muro pericolante la attraversa, sovrastato da alberi che crescono su entrambi i lati e impediscono alla luce di illuminare il corpo ai piedi della parete.

Il corpo appartiene a un elfo disteso a faccia in terra e con i vestiti a brandelli. È coperto di lividi e ha tagli, abrasioni e lacerazioni sulla pelle scoperta.

I suoi muscoli si contraggono, un grido soffocato gli sfugge dalle labbra e smuove la polvere intorno alla sua testa. Comincia a gemere, raspa a terra con le mani e cerca di difendersi da qualcosa di invisibile. Il respiro si fa sempre più affannoso finché non va quasi in iperventilazione. Con un grido strozzato, spalanca gli occhi.

Si tira su subito, accucciandosi, e si guarda intorno con aria sconvolta. Il suo respiro non si è calmato, e ogni esalazione è un lamento. Si guarda le spalle un'ultima volta e si rifugia all'ombra accogliente del muro, sparendo quasi nell'oscurità.
Osserva lo stato in cui è e mormora: "Uno che CHIARAMENTE se la fa con le pecore non dovrebbe prendersela tanto quando glielo fai notare!".</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>4</ID>
      <DefaultText>Vedi un tronco caduto sul terreno coperto di muschio. I boschi circostanti sono silenziosi, tutto è calmo e indisturbato. Un uccellino si posa sull'estremità del tronco e si riscalda al sole.
 
L'uomo esce in fretta dal tronco, ma senza correre. Ogni passo è preciso, ponderato e quasi inaudibile. Salta sul tronco e lo percorre, e solo quando ne raggiunge la fine l'uccello prende il volo, sorpreso, come se si fosse accorto solo ora della presenza dell'estraneo. L'uomo salta giù e atterra vicino a un albero che ha un rametto che sporge all'altezza della sua vita. Lo afferra e si tira in avanti per accelerare brevemente.
 
È quasi al limitare della foresta e comincia a intravedere degli edifici tra gli alberi. Da lì, i suoni della vita quotidiana raggiungono le sue orecchie. Si china in avanti e prosegue di corsa verso la strada al di là degli alberi, poi si blocca e si guarda intorno ansimando per lo sforzo. Non trova quello che sta cercando e si appoggia a un edificio lì vicino.
 
Passano diversi minuti, poi sorride, rimettendosi in piedi per andare incontro a una sagoma che arriva di corsa lungo la strada scuotendo la testa e ansando. Dice al nuovo arrivato che deve impegnarsi di più se vuole batterlo. Gli mette una mano sulla spalla e gli ricorda che avevano scommesso una birra e che è ora di pagare.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>5</ID>
      <DefaultText>Vedi una stanza riccamente arredata: arazzi adornano le pareti e decorate lampade a olio creano un'atmosfera calda e rilassante. Ci sono diversi divani molto imbottiti sommersi da cuscini di seta e un elegante tavolo al centro, con due donne sedute l'una davanti all'altra. Sono entrambe ben vestite, secondo uno stile che si confà all'ambiente. In netto contrasto con la chioma nera di una, l'altra ha i capelli biondi, raccolti sulla testa in modo appariscente. Parla in modo semplice e informale, rivelando familiarità con la mora.
 
Sembrano ciascuna a proprio agio con l'altra, eppure uno strano nervosismo permea le azioni della bionda. Ogni tanto si tradisce con una risatina, oppure parlando incespica in parole semplici. Il suo atteggiamento passa dall'amichevole al timido senza motivi apparenti.
 
La mora si appoggia allo schienale della sedia, stirandosi leggermente. Dopodiché, appoggia la mano di fianco a quella della bionda, lasciando che le loro dita s'intreccino appena. L'altra donna s'interrompe a metà della frase, inspira repentinamente e arrossisce. Tuttavia, non si scosta. Sorride e spinge la sua mano in quella dell'altra, stringendola. Quindi si alza, raggiungendo dall'altro lato del tavolo la bionda, il cui volto esprime sentimenti contrastanti di terrore e lussuria.
 
Con una risatina, ritira la mano da sotto quella dell'altra e se la porta alla bocca, mentre il rossore sul suo viso s'intensifica. L'altra resta immobile, osservando la bionda dall'alto con un luccichio negli occhi. Allunga una mano ed estrae qualcosa dai capelli della bionda, facendoglieli ricadere sulle spalle. Quindi si china, sfiorandole con le labbra una guancia, fino ad avvicinarle la bocca a un orecchio. Mentre sussurra, la sua mano percorre flessuosa il corpo dell'altra, scendendo fino alla vita. La bionda sussulta e si appiattisce contro la mano, gli occhi chiusi e la guancia premuta contro le labbra che ancora le sussurrano. Con abile mossa, la mora sfila una borsetta dalla cintura dell'altra e se la nasconde sotto il mantello all'altezza dei fianchi. Quindi bacia delicatamente la guancia della bionda e si rialza, senza che sul suo viso venga mai meno il sorriso.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>6</ID>
      <DefaultText>Vedi quattro torce tremolanti, uniche fonti di luce a illuminare altrettanti volti tesi. Discutono sul percorso da seguire e volano parole dure: alcuni vorrebbero tornare indietro, altri proseguire. Avanzano con passo guardingo nella grotta umida, tappandosi le narici e tenendo gli occhi ben aperti. Una di loro, un'elfa spettrale, viene sollevata in aria e gettata a terra con uno schiocco improvviso: è caduta in una trappola invisibile. 
 
Il gruppo viene circondato da mani scheletriche che si levano dalle tombe contro i vivi invasori. I tre superstiti si affrettano a metter mano alle armi, ma è troppo tardi: gli scheletri gli sono già addosso. 
 
L'elfa della trappola riapre gli occhi di scatto: uno dei suoi compagni è a terra e sta per essere trafitto da un'antica lancia. Un fiotto di adrenalina la invade ed entra in azione con un urlo, muovendosi a una velocità incredibile dopo un simile risveglio. Con gli occhi sgranati dalla paura invoca una parete di fiamme che incenerisce lo scheletro e concede al gruppo un attimo di tregua. Si scambiano delle occhiate, col fiato grosso, e preparano le armi mentre il passaggio viene invaso da tremolii arancioni. Stavolta sono pronti: gli scheletri non durano che pochi minuti prima di cadere di nuovo a terra.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>7</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppo di avventurieri affrontare una banda di xaurip in una grotta umida e fredda. Un guerriero e un barbaro arginano gli avversari in prima linea, un druido prepara un incantesimo nelle retrovie e un ladro avanza cautamente nell'ombra per aggirare le creature. Dietro di loro vedi un nano che a stento si trattiene dal danzare per la contentezza. Sembra godersi con gusto la battaglia, mentre la osserva con occhio acuto.

Si fa strada tra i ranghi nemici uno xaurip nerboruto, un capotribù, che impugna una lancia in ciascuna mano. Dalle labbra del nano sfugge una risatina. "Questo è per te!". Stende una mano davanti a sé, aperta e rivolta in basso, e con l'altra regge un libro sotto il palmo. Pronuncia alcune parole di potere, poi mima il gesto di scagliare un oggetto. Tre sfere d'energia, comparse seguendo il gesto della mano, saettano inesorabili verso lo xaurip. Quando la loro energia crepitante giunge a segno, la creatura strilla di dolore e cerca con lo sguardo l'origine dell'assalto. Il nano risponde accennando un saluto, mentre si rifugia con passo leggero dietro l'imponente riparo offerto dal barbaro.

Il nano riprende la medesima posizione, con la mano tesa sopra il libro, e inizia di nuovo a salmodiare, pronto a colpire. Le parole rallentano e la sua mano riluce, in attesa del momento migliore. Il pugnale del ladro sbuca sfrecciando dalle ombre e colpisce il capotribù alle spalle. Con un grido strozzato e gorgogliante, la creatura cade verso il suolo.

"Ora!", grida il nano, tendendo il braccio dritto davanti a sé e mostrando il palmo. Barbaro e guerriero si gettano indietro con una capriola, lasciando gli xaurip in prima linea a menare fendenti all'aria, esterrefatti. Il ladro balza in alto e si allontana di fretta verso l'altro capo della grotta, cercando di allontanarsi il più possibile dalla sfera di fuoco diretta verso il capotribù ormai caduto.

Tra il boato dell'esplosione e il crepitare delle fiamme, il nano rovescia indietro il capo, ridendo di gran gusto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>8</ID>
      <DefaultText>Vedi un giovane osservare con sguardo ammirato un ladro di cavalli attraverso le assi di legno. Il ladro esce con aria sicura, portando i cavalli per la briglia, e gli fa l'occhiolino. Il giovane gli risponde con un cenno del capo e un applauso silenzioso.
 
Scivolando intorno all'altro lato del fienile, s'infila in un varco e libera altri tre cavalli, tranquillizzandoli mentre nuove idee gli frullano in testa. Quando segue il nuovo socio all'esterno, ha un sorriso trionfante stampato sul volto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>9</ID>
      <DefaultText>Vedi una mano che trascrive risoluta appunti da un antico volume di aspetto sorprendentemente robusto: la scrittura è precisa, le immagini piccole ma nitide. Il monaco scorre delicatamente le dita sulle pagine, una dopo l'altra, in cerca di qualcosa. Il testo è antico e quasi illeggibile, ma lui persevera, trascrivendo il libro in una calligrafia più chiara e macinando pagine su pagine di appunti. All'improvviso comincia a ricopiare furiosamente, con gli occhi stravolti, facendo sfrecciare la penna sul foglio ormai chiazzato d'inchiostro. Si allontana poi di scatto dalla scrivania e chiude il volume con un gran sorriso, spargendo ondate di polvere tutt'intorno nella stanza. 
 
Corre verso l'uscita, con gli appunti infilati sotto il braccio e in mente una nuova avventura.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>10</ID>
      <DefaultText>Vedi uno spiazzo fangoso, mentre la pioggia cade spessa. Un uomo è disteso supino nel fango e con le mani tiene aperte le fauci di un enorme stelgaer che lo sovrasta, le zampe anteriori sul suo petto. La pioggia pesante cade su di loro, facendo da contrappunto ai grugniti dei due avversari. Il terreno circostante è disseminato di stelgaer morti e il corpo dell'uomo mostra i segni di un'aspra battaglia. Le vesti sono strappate, a tratti assenti. Morsi e graffi ricoprono gambe e braccia. Un enorme squarcio gli scava la fronte da parte a parte. Sangue e acqua si mescolano, scivolando dal suo viso nel fango. Deve usare tutta la sua forza per impedire alla belva di serrare le mascelle.
 
L'uomo si guarda intorno freneticamente fino a posare lo sguardo su una grande ascia dietro il suo capo, che la pioggia ha ricoperto di sporcizia e acqua fangosa. L'uomo fissa lo stelgaer e poi di nuovo l'ascia con una determinazione feroce sul volto. Gli tremano le braccia e non sa quanto potrà ancora trattenere la belva. Fa un respiro profondo, e porta la mano destra intorno alla mascella inferiore dello stelgaer, dopodiché lascia la presa con la sinistra, liberando la parte superiore della testa. Lo stelgaer affonda le fauci sulla mano destra mentre l'uomo allunga la sinistra per impugnare l'ascia dietro la sua testa. Lo stelgaer digrigna i denti e si tira indietro, cercando di liberarsi dalla presa, mentre il sangue gli cola dalla bocca e si riversa sul viso dell'uomo. Con un grugnito che diventa un grido di dolore, l'uomo trascina in basso la mano destra, avvicinando il capo della bestia mentre lo colpisce con l'ascia. La lama trapassa la gola dello stelgaer che guaisce, spalancando la bocca e tentando di sfuggire all'uomo.
 
Prima di perdere la presa con la mano ferita, l'uomo tira e torce più forte che può, cercando di atterrare la bestia e sfruttare la resistenza dello stelgaer per tornare in posizione seduta. A quel punto lo colpisce nuovamente al collo con l'ascia. E poi ancora. E un'ultima volta. Mentre la testa dell'animale vola via, l'uomo porta la mano ormai libera dietro la schiena per ripararsi dalla caduta, riversandoci sopra l'intero peso del corpo. Emette un secondo grido di dolore e poi solleva la mano maciullata per constatare i danni, respirando affannosamente. Il mignolo è mozzato, perso chissà dove nel fango. Le due dita seguenti sono slogate, rotte e contorte, attaccate alla mano solo da sottili brandelli di carne. Sospira, afferrandosi con la mano sinistra entrambe le dita ciondolanti.
 
Stringe i denti e tira.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>11</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna, in piedi sullo sfondo di una grande pianura erbosa. Il suo volto al chiar della luna è un alternarsi di ombra e di argento, chinato a guardare una zattera di legno ai suoi piedi. 
 
Sull'imbarcazione giace una donna anziana, con le braccia conserte e gli occhi chiusi senza vita. Ha il volto dello stesso color grigio scuro della giovane e sulla testa le stesse escrescenze ricurve, ma le somiglianze finiscono qui.
 
La giovane prende un ciondolo dal collo dell'anziana e se lo lega al proprio. Sul medaglione in platino appare una falce di luna avvolta in un'onda arricciata: il simbolo della dea Ondra.
 
La giovane spinge la zattera dalla riva erbosa e poi resta a guardare dalla battigia mentre scompare fra le onde, con una lacrima argentea che le scende sulla guancia.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>12</ID>
      <DefaultText>Vedi un giovane legato a un tavolo di legno che si contorce urlando. Una macchina crepita sopra di lui e piccole saette gli sfiorano il corpo scheletrico. Attorno a lui tre maghi stanno intonando un canto, le mani sollevate a benedire la vittima terrorizzata. La scena prosegue più di quanto immaginassi, poi le urla cessano, sostituite da singhiozzi profondi e strazianti e dal silenzio. Fa il suo ingresso una donna dai capelli argentei che bacia l'uomo sulla fronte, consolandolo col tocco materno e persuasivo delle sue mani. Il giovane si calma, incapace di trovare la voce per urlare, e attende una morte che non vedrà mai giungere.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>13</ID>
      <DefaultText>Vedi una figura in ombra muoversi svelta per la stanza messa a soqquadro, afferrando oggetti e infilandoli in un sacco. L'elfa giace a terra al centro della stanza. Respira a singulti e ha il volto rigato di lacrime. China lentamente la testa da un lato, allertata da un rumore che proviene dall'altra parte della stanza. Osserva la figura muoversi e svuotare uno scrigno di preziosi.
 
Solleva lentamente le mani dal ventre, portandole davanti al viso. La testa le tremola debolmente mentre si volta a guardare il suo stesso sangue che le copre le dita. Dopo un nuovo singulto, un debole lamento le sfugge dalle labbra. La figura in ombra smette di cercare e si gira a guardarla, sibilandole qualcosa.
 
La figura si avvicina all'elfa e la sovrasta, con il capo inclinato di lato come se avesse dimenticato la sua esistenza finché non ha emesso quel suono. Si inginocchia accanto a lei, la fissa negli occhi non del tutto presenti e allunga una mano verso il suo ventre. Senza proferire parola e senza distogliere lo sguardo, spinge due dita dentro la ferita aperta nell'addome di lei. L'elfa allarga la bocca in un grido senza voce, il viso contorto in una smorfia di agonia. In un istante, il corpo di lei si affloscia mentre perde i sensi, sopraffatta dal dolore. La figura si alza, fissandola per un'ultima volta. Le sputa addosso, poi si volta per andarsene.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>14</ID>
      <DefaultText>Vedi una figura snella sgattaiolare tra la paglia di un vecchio fienile, con il coltello illuminato dalla luce della luna che filtra attraverso le assi di legno rotte. I cavalli si muovono inquieti, sbuffando all'avvicinarsi dell'estraneo, che li tranquillizza. Poi con un gesto rapido taglia i finimenti di cuoio e conduce i cavalli all'esterno attraverso l'ingresso principale. Ammiccando alle ombre, volta l'angolo e sparisce. Quando scopriranno il furto, avrà già mezza giornata di vantaggio su di loro.
 </DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>15</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo spulciare la merce di una bancarella ai margini di un mercato affollato. Un'elfa è in piedi accanto alla parete di un edificio vicino, con lo sguardo apparentemente perso in lontananza. Trasuda calma, persino indifferenza, ma in realtà sta fissando con attenzione l'uomo dall'altro lato della strada, senza abbandonarlo un istante. Lui si disinteressa della merce e prosegue lungo la strada, guardandosi attorno. Lei aspetta che si perda quasi nella folla, poi si allontana dalla parete e lo segue, tenendolo sempre in vista ma senza avvicinarsi tanto da farsi notare.
 
Poco dopo l'uomo svolta in una strada laterale per raggiungere una lussuosa residenza con un ingresso privato. Lei si avvicina con cautela, osservandolo mentre apre una serie di serrature magiche sulla porta. Quando ha terminato e aperto la porta, lei si avvicina. Al suono dei suoi passi, lui si volta per affrontarla. Lei lo guarda negli occhi con un lampo quasi impercettibile nello sguardo; d'improvviso, la postura di lui si fa rigida, lo sguardo vacuo.
 
Lei sorride, tende la mano con un gesto di saluto e osserva l'interno della casa. Lui le stringe la mano come ipnotizzato, con l'espressione neutra, senza dar segno di riconoscerla. "Non vedo l'ora di scoprire quali ricchezze mi regalerai", dice lei con nonchalance; lo conduce in casa, gettandosi uno sguardo alle spalle per accertarsi che nessuno li stia guardando.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>16</ID>
      <DefaultText>Vedi la prua di una nave fendere la coperta di un'altra, un vascello di spezie vailiano, e immediatamente il panico e il legno spezzato ti circondano. In un solo grido, i pirati travolgono la nave in un turbine di gomiti, orecchini d'oro e violenza. Gli uomini dell'equipaggio vengono scagliati fuori coperta a pugni e spintoni, mentre il capitano dalle orecchie canine sale a bordo. L'acqua comincia a diffondersi nel mercantile ferito e così la caccia ha immediatamente inizio. Le casse più grandi vengono ignorate del tutto a favore di scatole e barattoli più piccoli e fragili. Il capitano è lì in piedi, con l'acqua che gli turbina attorno alle caviglie mentre attende che i suoi uomini tornino sulla nave con il bottino. Dopo aver fatto la conta, prende la rincorsa e salta, afferrandosi alla ringhiera e issandosi a bordo mentre l'oceano divora il relitto del mercantile. L'equipaggio applaude, ridendo ed esultando fragorosamente mentre inizia la cernita delle inestimabili spezie vailiane. Un lauto pasto attende la Fencington stanotte.  </DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>17</ID>
      <DefaultText>Vedi un orlan che avanza cauto lungo uno scuro corridoio in pietra. Ha gli occhi spalancati e si guarda spesso alle spalle; ogni minimo rumore lo fa sussultare. Indossa abiti da avventuriero, ma l'armatura non è della sua taglia e lo zaino si rifiuta di restare fermo sulle sue spalle. Sente un nuovo rumore dietro di sé e si volta di scatto, scrutando le tenebre per cercare di capire da dove provenga. Resta immobile per una manciata di secondi, con il fiato sospeso e lo sguardo fisso.
 
Quando vede che non accade nulla, esala un sospiro di sollievo e si volta per riprendere il tragitto. Lo zaino gli scivola dalle spalle facendo cadere a terra gli utensili da cucina, con un clangore che riecheggia nel silenzio. Senza muovere un muscolo, resta in ascolto nel silenzio di tomba dopo l'incidente. Sente alle sue spalle un rimbombare di passi. Con un lamento che somiglia a uno squittio, corre via dalla creatura in arrivo, calciando via rumorosamente le suppellettili. I passi accelerano e l'orlan torna a squittire, accelerando lungo il corridoio. Un ringhio gutturale risuona dietro di lui: voltandosi, l'orlan vede emergere un ogre dall'oscurità. Lo squittio diventa un grido e l'orlan si lancia a testa bassa in una corsa disperata. L'ogre calpesta pentole e padelle e ulula di dolore; costretto a rallentare, avanza saltellando e guardandosi il piede ferito. Nel panico, l'orlan inciampa sul filo teso di una trappola, senza nemmeno notarlo. Perde l'equilibrio e capitombola a terra, finendo supino poco più avanti. Solleva la testa e getta uno sguardo lungo il corridoio: l'ogre ha ripreso ad avanzare di gran passo e allunga le braccia per afferrarlo. Né l'orlan né l'ogre hanno notato l'ascia da battaglia, fatta scattare inavvertitamente dall'orlan, che sta calando in un fendente letale.
 
L'ascia si conficca nel muso dell'ogre che si ferma di colpo, con le braccia tese e il volto rigato da sangue che gocciola a terra. L'orlan guarda esterrefatto l'ogre abbandonarsi a peso morto e scivolare lentamente via dall'ascia con un rumore di risucchio. Staccatosi del tutto, l'ogre cade a terra e l'orlan squittisce una volta ancora, strisciando indietro per non farsi schiacciare dalla testa del mostro. Dopo aver impiegato qualche istante a rendersi conto dell'accaduto, l'orlan scavalca rapidamente il cadavere dell'ogre e corre via lungo il corridoio, verso l'uscita.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>18</ID>
      <DefaultText> Vedi due uomini avanzare con cautela lungo un corridoio di pietra, guardandosi spesso alle spalle. Uno di loro si ferma e porta un ritaglio di pergamena davanti al suo elmo incantato e luminoso per poterlo leggere, mentre l'altro continua a camminare e a guardare dietro di sé. Il primo solleva lo sguardo dalla pergamena, a metà di una frase, e si ferma, mentre il suo viso passa dalla cautela alla paura. Fa per gridare un avvertimento, ma è troppo tardi: lo xaurip sbucato dalle ombre davanti a loro scatta in avanti e pianta la sua spada corta nel ventre dell'altro uomo. Poi emette un verso stridulo, come disgustato da ciò che accade, e si allontana di gran fretta, lasciando la spada conficcata nel torace dell'uomo.
 
Mentre la pergamena gli cade dalle mani, il primo uomo balza in avanti e afferra l'amico che sta cadendo a terra. La ferita non è grave, la lama ha a mala pena scalfito la carne. L'uomo torna a scrutare il corridoio in cerca di movimenti sospetti. Non emerge nulla dalle ombre, perciò si alza e avanza ad ampie falcate, con espressione determinata, spada e scudo imbracciati e pronti. Il corridoio inizia ad allargarsi; mentre avanza, un verso lamentoso si leva dal buio all'estremità opposta della stanza. Rallenta, avanzando verso quel suono con la massima cautela.
 
La luce rivela uno xaurip con le spalle al muro, che protegge con il braccio un suo compagno più piccolo. Lo xaurip più grande si è frapposto tra l'uomo e il piccolo, cercando di proteggerlo con il suo stesso corpo. Persa ogni determinazione, l'uomo abbassa lo scudo e rinfodera l'arma. Levando le mani, indietreggia lentamente e lascia che lo xaurip si occupi del suo piccolo. Quando la stanza torna a restringersi in un corridoio, si ferma. Mette la mano nella borsa e prende alcune razioni di cibo, poggiandole a terra, poi torna dall'amico</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>19</ID>
      <DefaultText> Vedi tre ragazzini passeggiare lungo una via dandosi degli spintoni e scherzando tra loro. Si fermano quando uno di loro indica qualcosa in fondo alla strada e si scambiano un'occhiata. 
 
Hanno notato un'orlan, più piccola e giovane. Si passa una manciata di monete da una mano all'altra, diretta verso il mercato. I ragazzi passano in fretta tra la folla per poi sbarrarle la strada e spingerla in un angolo buio lontano dalla via principale.
 
La prendono in giro e la accusano di aver rubato le monete, ignorando le sue smentite. Minacciano di denunciarla alle guardie della città per furto se non consegnerà loro le monete, almeno potrebbe aiutare tre sfortunati con quei soldi! Uno dei ragazzi tenta di afferrare le monete, ma lei tira indietro la mano. Lui le schiaffeggia la testa e le afferra la mano, costringendola ad aprirla e a consegnargli le monete. Il trio ride, la ringrazia dell'aiuto, poi scompare tra la folla.
 
L'orlan si guarda intorno con le lacrime agli occhi. Nota una guardia e corre a denunciare il furto. La guardia rimane indifferente e risponde che anche se la aiutasse, lei si lascerebbe comunque derubare un'altra volta. Lei protesta, gli dice che aiutarla è compito suo, ma la guardia non si fa commuovere.
 
La piccola orlan lo fissa a lungo, con i piccoli occhi che bruciano dalla furia. Senza aggiungere altro, si gira e se ne va con decisione.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>20</ID>
      <DefaultText>Vedi una nave in preda a un mare in tempesta. I flutti si levano e ricadono, portando con sé la nave come se fosse un giocattolo. Un uomo è al timone sul ponte, tra le onde sferzanti, mentre l'equipaggio corre di qua e di là tentando di riportare l'ordine sul vascello. Il comandante impartisce comandi, indicando dove andare e affidando a ciascuno un compito. Gli uomini sono ancora visibilmente scossi, ma sembrano calmarsi quando ricevono gli ordini.
 
Il comandante dà ordine al timoniere di riprendere posizione e corre ad aiutare un marinaio in difficoltà con la cima di una vela. La nave scavalca un'onda, impennandosi in una direzione per ricadere immediatamente in quella opposta. Numerosi membri dell'equipaggio perdono l'equilibrio e scivolano qua e là sul ponte.
 
Quando la nave riprende una posizione relativamente stabile, il comandante fa un rapido esame del ponte, contando tra sé e sé: per fortuna nessun uomo è andato perduto. Guardando nella direzione in cui sono diretti, nota che la tempesta non accenna a diminuire. Con volto impassibile, torna al timone e riprende il comando.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>21</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo nel bel mezzo di una foresta, la schiena poggiata a un albero. Ha la testa girata di lato come se cercasse di udire qualcosa. Volge il capo nell'altra direzione e si lascia scivolare lentamente lungo il tronco, accucciandosi. Avanza cauto, tenendosi in ombra, poggiando i piedi tra ramoscelli e foglie con passi silenziosi.
 
Un grugnito risuona nel silenzio del mattino, passi strascicati si avvicinano. L'uomo allunga il collo dietro l'albero e osserva l'obiettivo. Gira intorno all'albero, tenendolo tra sé e la sua preda. I passi si avvicinano, sbuffi e ronfi si affiancano ai grugniti.
 
Reggendosi all'albero, l'uomo mantiene la posizione, in attesa. Poi, con grazia quasi sovrannaturale, si slancia dall'albero aggirandolo sulla destra, quasi fluttuando nell'aria. Atterra davanti al cinghiale che sta grufolando per la radura, passando il pugnale lungo la sua gola con un gesto fulmineo. Prima che l'animale, sorpreso, riesca a reagire, l'uomo gli balza in groppa, stringendogli i fianchi tra le ginocchia e afferrando le setole alla base del collo. La bestia inizia a scalciare e tenta di sfuggire all'assalitore, ma l'uomo resiste e attende l'inevitabile, godendosi l'eccitazione della caccia e pregustando il meritato banchetto, pensando a quali erbe aromatiche potranno meglio esaltare il sapore naturale delle carni del cinghiale. 
 
Dopo pochi secondi, la lotta è finita e l'eccitazione è svanita, rimpiazzata dallo stesso vago desiderio che lo aveva condotto qui. È durata ancora meno dell'ultima volta, e l'uomo sta già pensando come rendere le cose più interessanti per la successiva.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>22</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che apre la porta di una casa con lentezza, affaticato. Entra e si slaccia gli stivali, sfregandosi le tempie e andando in una cucina ben fornita col volto illuminato da un esile sorriso. Chiama qualcuno mentre si taglia alcune fette di pane. La casa gli risponde con un lieve cigolio. Lui fa una smorfia ed esce dalla cucina per passare in una grande stanza con delle scale. Sale i gradini uno alla volta, masticando lentamente, e chiama di nuovo. Nessuna risposta. Per un attimo il suo corpo è come paralizzato quando entra in una stanza al piano di sopra: sul letto non c'è altro che una gran quantità di giocattoli di pezza sbiaditi. Accelerando i movimenti, controlla ogni stanza, chiamando con insistenza sempre maggiore. Nessuna risposta. Ogni traccia di stanchezza è svanita in lui, sostituita dalla prontezza del panico. Controlla credenze, bagni, qualunque luogo in cui un bambino potrebbe nascondersi. Nulla. Poi eccola: una lettera accanto alla porta da cui è entrato, con uno strano simbolo stampigliato sul sigillo in ceralacca. Un sigillo che ha già visto.
 
Si accascia al suolo contro la parete, le spalle tremanti. Nessuno lo vede piangere.
 </DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>23</ID>
      <DefaultText>Vedi un sorriso attraversare il volto di un uomo per poi giungere a quello di una donna ancor più giovane. Alla luce della candela, lei si avvicina con lentezza e decisione, assaporando l'attesa sulla lingua di lui e il desiderio sulla propria. 
 
La fiamma tremola, creando un gioco di luci ambrate negli occhi sfaccettati dell'uomo. Lei resta a guardare, ormai ben consapevole delle corna luccicanti e della pelle cerulea e impolverata di lui. La sua diversità le toglie il fiato, ma non capisci se per il ribrezzo o l'attrazione. Lui allunga una mano e le traccia il bordo della mandibola riempiendo l'aria di bisbigli sibilanti, tentatori, ammalianti. Qualcosa in lei si spezza e su di lui ricompare il sorriso mentre le passa la lingua sul collo, fermandosi a un soffio dalla sua pelle.
 
"Quella faccenda di cui parlavamo... di tuo marito...".
 
"Non dovrei, per lui sarebbe la rovina" protesta lei debolmente.
 
L'uomo fa segno di no con un dito, con un verso di scherzoso disappunto, tracciando una linea con il polpastrello lungo il torso di lei, che freme. Si ferma un attimo prima di arrivare in fondo e lei ansima.
 
"Non è giusto! Questo... Questo è barare!" dice lei con un broncio infantile.
 
"Non se decidiamo le regole" ribatte lui ammiccando e ricominciando la carezza.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>24</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che vola per aria e si schianta su una parete vicina in modo violentissimo, senza più rialzarsi. Il suo aggressore, un guerriero corpulento tutto muscoli scolpiti e ghigno da predatore, si volta e pianta un pugno nell'addome di un altro avversario, che viene a sua volta eliminato dalla rissa improvvisata. Il locale è un turbine senza fine di gambe, braccia, pugni e calci, un ambiente in cui lui si trova a proprio agio.
 
Tre uomini meno robusti parlottano tra loro in un angolo, gettando occhiate malevole a quello ben piazzato al centro della stanza che intanto spacca una sedia su una testa piena di tatuaggi, sghignazzando. I tre si posizionano in altrettanti punti della stanza, poi partono alla carica con un cenno secco del capo. Purtroppo per loro l'uomo se ne accorge: nei suoi occhi si accende una sorta di vivido bagliore e tutti e tre si accasciano al suolo, sopraffatti da un dolore che inonda le loro menti.
 
L'energumeno fa un inchino alla massa degli svenuti e inermi che lo circondano, prima di uscire con passo tranquillo, lasciandosi dietro un fischiettare stonato.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>25</ID>
      <DefaultText>Vedi una folla numerosa, radunata al centro di un cortile. L'uomo è in mezzo a loro, con un cappuccio calato sul volto e il mantello ben stretto al collo. La folla circonda una sorta di palco e osserva interessata un uomo che vi viene condotto sopra, affiancato da due guardie cittadine. Ha mani e piedi incatenati ma un portamento da nobiluomo; non degna la folla nemmeno di uno sguardo.
 
L'incappucciato si copre il più possibile il viso e fa per andarsene, rannicchiando le spalle per non farsi vedere. Un banditore sul palco apre un rotolo di pergamena e inizia a leggere, ma l'uomo non gli presta attenzione e cerca solo di andarsene dal cortile. La voce del banditore è sempre più alta e infervorata, interrotta a tratti dalla folla: grida e versi di scherno sono sempre più frequenti, e ciascuno costringe le spalle dell'incappucciato a un gesto di fastidio. Si allontana dalla folla verso il margine del cortile mentre il banditore termina di leggere il proclama. La folla, salvo qualche grido isolato, è di nuovo silenziosa. L'uomo si volta di nuovo verso il palco e vede suo padre inginocchiato sul ceppo, il collo esposto.
 
Il carnefice si porta in posizione e solleva l'ascia, pronto a colpire. L'uomo si gira di scatto, incapace di sopportare lo spettacolo. Dopo un tonfo sordo, la folla applaude e grida di giubilo. L'uomo si appoggia al muro, poi si ricompone e si alza dritto in piedi. Si allontana a grandi passi, con aria risoluta, dalla folla e dal suo retaggio.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>26</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppo di avventurieri circondati da una folla di xaurip all'attacco. Con loro c'è un uomo, all'apparenza indifferente alla battaglia: se ne sta tra i compagni e recita qualcosa con un'espressione euforica. Ha una voce profonda e potente, che risuona tra i combattenti come un intenso contrappunto al caos della lotta.
 
A ogni strofa, il campo di battaglia si trasforma. I suoi alleati risplendono di luce blu, congelando gli xaurip che li circondano. Una colonna di fuoco erompe dal terreno, ferendo e bruciando le creature e mettendole in fuga. Uno degli xaurip caduti esplode all'improvviso quando tre larve giganti strisciano fuori dal suo corpo e attaccano i nemici restanti.
 
L'uomo continua la litania, preso dalla gioia del momento. Infine non resta che una sola creatura. Mentre i suoi alleati si fanno indietro, l'uomo le si avvicina senza interrompere il canto e le assesta un colpo con il martello. Conclude la strofa nel momento esatto in cui la sua arma si abbatte sulla testa dello xaurip, mettendo fine alla litania e all'incantesimo.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>27</ID>
      <DefaultText>Vedi una chiave girare con delicatezza e fermezza e senti uno scatto spettrale quando la porta si apre verso l'interno. Due figure s'infilano nell'apertura, chiudono la porta dietro di sé e cominciano ad aggirarsi furtivamente. Sono cacciatori efficienti e non ci mettono molto a mettere insieme una notevole collezione di documenti e strane borsette di velluto. Con mani veloci riempiono tasche, zaini, borse. 
 
La porta si apre al piano di sotto e tutto si ferma. Passi. Una risatina stanca. I ladri sbarrano gli occhi e trattengono il fiato mentre si affrettano a svuotare le tasche da oggetti superflui o rumorosi. Silenzio al piano di sotto, poi dei passi esitanti su per le scale. Una voce risuona. Un ladro avanza di nascosto, mentre l'altra gli fa febbrilmente segno di tornare indietro. Lui la ignora e si accuccia di fianco alla balaustra. Vede una scarpa vistosa e spinge. La donna cade, con un grido spezzato, e rotola senza vita sul pavimento di sotto. 
 
La ladra impreca, afferra il fratello e i due fuggono raccogliendo ogni cosa di valore che trovano al proprio passaggio.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>28</ID>
      <DefaultText>Vedi una banda di elfi che avanza con cautela nel sottobosco, le mani strette sulle armi, gli occhi fissi sul suolo della foresta. Si muovono fluidamente e senza far rumore, una squadra esperta nell'arte della caccia. Un tonfo lontano fa sollevare in volo uccelli spaventati e il gruppo cambia traiettoria per dirigersi verso l'origine del rumore. In testa c'è un arciere teso all'inverosimile, che va in esplorazione con i sensi tanto all'erta da tremare. Scavalcata una radice che affiora dal terreno, solleva una mano e il gruppo si ferma, mettendosi al riparo dietro gli antichi tronchi nodosi. 
 
Per un attimo tutto è immobile, poi la foresta stessa prende vita per affrontarli. La creatura è gigantesca, grande il doppio di uno qualsiasi degli elfi, e le sue braccia di rampicanti che sembrano non finire mai si lanciano con uno schiocco verso gli aggressori cercando di afferrare braccia, gambe e caviglie. Un elfo cade e viene scagliato contro un albero con uno schianto lacerante. Un altro scivola, saltando per evitare le fronde serpeggianti, e prima che possa reagire un rampicante gli si avvolge attorno alla vita. L'aria si riempie di frecce scagliate dall'arciere al comando, che così dà tempo ai compagni di riprendersi. Si ode un urlo abominevole quando una rapier trapassa una delle braccia della creatura, immobilizzandola per qualche istante. L'arciere ne approfitta per cambiare le frecce, appiccando liquide fiamme azzurre sui dardi inumiditi. L'enorme ammasso di vegetali manda uno stridio quando le fiamme lo reclamano, e si scatena su chiunque si avvicini. Due elfi giacciono al suolo privi di sensi e un altro è morto, il cranio sfondato orrendamente. 
 
Infine la creatura soccombe, ma non c'è gioia né esultanza. Mestamente, il gruppo raccoglie i suoi morti e feriti.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>29</ID>
      <DefaultText>Prima ancora di vedere, lo senti. Un urlo fende l'aria e quel che un tempo era una donna e ora è solo un ammasso di ossa e sangue cade al suolo. Un'altra precipita a destra, paralizzata da una forza ben oltre il suo controllo e tagliata in due da una lama magica. In alto vi sono due cadaveri impigliati in una ragnatela, racchiusi in un bozzolo e divorati da un branco di ragni giganti che di quella strage si saziano. Un uomo è in piedi sotto di loro, impietrito dal panico e dal dolore e ignaro dell'aracnide che scende senza far rumore da un fitto intreccio di ragnatele. Un altro uomo lo colpisce sul fianco appena in tempo, togliendolo di mezzo ma non riuscendo a evitare il ragno a propria volta. Il mostro lo afferra e gli affonda nel corpo due zanne grandi come corna, strizzandogli fuori un grido terrificante.
 
Un altro uomo ride, componendo incantesimi nella notte piena di morte e tradimenti. 
 
L'ultimo, quello che si è salvato, si rialza in tutta fretta e fugge gridando a squarciagola, gli occhi colmi di lacrime e terrore. Guarda dietro di sé e indugia su un torso di donna, irriconoscibile nella morte, che al dito ha un anello uguale a uno dei suoi. Poi si gira di nuovo verso l'uscita e non si guarda più indietro.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>30</ID>
      <DefaultText>Vedi una folla avanzare per uno stretto vicolo. Tutti scherniscono e fischiano una donna dal portamento altero che cammina davanti a loro. Alcuni le lanciano frutti o pietre, altri la insultano, ma lei avanza con le braccia lungo i fianchi, senza mostrare alcuna emozione. L'unica cosa che la tradisce sono i pugni, così stretti da far diventare bianche le nocche.
 
I tormentatori la seguono attraverso un piccolo mercato, fino al limitare della cittadina. Nonostante gli insulti si facciano sempre più accesi, il volto della donna mantiene la stessa espressione neutra. Quando raggiungono il confine della città, un uomo si fa avanti tenendo tra le mani una grande pergamena, zittisce la folla e intima alla donna di voltarsi. Lei lo fa con lentezza, fissando negli occhi chiunque osi incontrare il suo sguardo.
 
L'uomo srotola la pergamena ed enuncia ad alta voce le sue colpe, i problemi causati alla cittadina e le persone che ha ferito. Le chiede quindi se ha qualcosa da dichiarare prima di essere bandita per sempre. La donna lo squadra con sguardo risoluto e diretto, poi, senza dire una parola, si volta e si allontana, lasciandosi la città alle spalle.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>31</ID>
      <DefaultText>Vedi un ragazzo con i capelli rossi: è quasi un uomo, ma non del tutto. Segue di nascosto una pantera con un rozzo pugnale ricurvo in mano. L'animale balza di roccia in roccia con delicatezza, indifferente al pericolo che la segue. Salta su un albero e rivolge gli occhi verdi al ragazzino; sembra quasi che riderebbe, se potesse. Un lampo della pelliccia nera e la pantera è scomparsa, lasciando il ragazzo a imprecare e dubitare di sé. 
 
Il ragazzo prosegue, cammina per giorni, in cerca dell'introvabile. Dorme a tratti, poche ore alla volta prima di continuare, esausto e affamato. Trascorso un altro giorno, uccide un coniglio: gli enormi occhi marroni della creatura lo fissano come ipnotizzati quando recide la gola e inizia a mangiarlo ancora crudo. Il ragazzo ingoia la carne stopposa con una smorfia mentre il sangue coagulato gli scorre sul mento. 
 
Esausto, si addormenta ancora coperto di sangue sotto una parete rocciosa, deciso a continuare la caccia una volta sveglio. Non deve attendere a lungo: un verso nasale scuote la boscaglia e il ragazzo spalanca gli occhi, la piccola mano già sul pugnale. L'orso nero, tre volte più grande di lui, lo squadra, per poi tornare alla ricerca di cibo. Il ragazzo serra il pugnale finché le nocche non si sbiancano e il respiro gli si mozza. 
 
Fatica quasi un giorno intero per farcela e poi crolla esausto, col braccio a penzoloni. Lancia un fioco richiamo e tre uomini spuntano dalla boscaglia, gonfi di orgoglio: il ragazzo è ormai un uomo, e comincia a scuoiare l'orso col loro aiuto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>32</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna con lo sguardo basso sul cadavere di un uomo davanti a sé. Ha l'espressione vacua, il corpo immobile e greve. China il capo in avanti, chiude gli occhi, le gambe non riescono più a reggerla. Mentre cade in ginocchio, dalla mano destra ormai inerte una padella di ferro cade sulla gamba del morto, per poi rotolare nella pozza di sangue che cola da ciò che resta del volto di lui, ormai irriconoscibile.

Il corpo di lei prende a sussultare come se scosso da un riso sguaiato. Mentre un brivido le stringe le spalle, porta le mani al volto; non emette suono se non respiri sommessi e singhiozzanti. Poi, d'un tratto, getta il capo all'indietro e urla di dolore.

Il suo respiro si fa sempre più ansioso e frenetico per poi cessare di colpo. Rizza il capo di scatto e si guarda attorno, lo sguardo gonfio di disperazione, il fiato ancora trattenuto. Si sforza di levarsi in piedi e si volta di colpo. Corre nella stanza accanto, mentre un altro urlo le strappa l'aria dai polmoni per poi disperdersi in un lamento sommesso, punteggiato da una sola parola ripetuta più e più volte: "No!". Si avvicina a tre cadaveri che giacciono in un angolo: un uomo e due bambini che non sembrano avere nemmeno sei anni. Si getta su di loro, li abbraccia, piange. Non emette altro suono se non il ripetersi dei suoi "no", finché non perde conoscenza, con la mano dell'uomo ancora stretta nella sua.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>33</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna avvolta in vesti costose ed eleganti. Il suo sguardo s'illumina mentre interroga un disgraziato tremante rannicchiato al suolo. La mano che infila nella tasca dell'uomo si chiude su un indirizzo e un cupo sorriso le appare sul volto. Un istante dopo sta accelerando il passo in un vicolo fangoso. Le sue trecce scompaiono dietro un angolo e si imbatte in loro, o forse sono loro ad imbattersi in lei. Il tutto non dura tanto e lei subito li liquida uno ad uno, cercando nei loro volti, negli abiti e nelle loro voci urlanti qualcosa che non riesce a trovare. Frustrata, procede oltre, ma non abbastanza in fretta: un orlan la attacca alle spalle, con il sigillo sul suo dito animato da uno scintillio malvagio. Schivando il colpo, la donna vi posa gli occhi, che s'illuminano di una fiamma ardente... forse il viaggio non è andato del tutto a vuoto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>34</ID>
      <DefaultText>Vedi una sala avvolta da un'oscurità fitta e soffocante, con al centro una piattaforma che reca un simbolo dipinto sulla pietra. La circondano sei piattaforme più piccole a circa un metro e mezzo di distanza, ognuna con la sua runa. Un uomo è all'esterno del cerchio, curvo sulla base di una delle piattaforme e intento a grattare via parte della pittura del simbolo con un coltellino.
 
Si avvicina poi alla piattaforma più grande, ripetendo il gesto vandalico sul simbolo. Osserva intorno e finalmente il suo sguardo si posa su una ciotola riccamente decorata che contiene della polvere. Frugando tra i suoi abiti, estrae un pugno di quello che si direbbe terriccio e lo butta nella ciotola. Rimescola il tutto con uno scettro ornamentale, che poi pulisce con l'orlo di una veste appesa alla parete.
 
Da una porta chiusa all'estremità opposta della sala provengono delle voci. Con un'ultima occhiata, l'uomo si dirige rapidamente verso un'altra uscita, imboccandola appena prima che una fila di uomini con la tunica entri dalla prima porta e si prepari per un rituale. Nascondendosi tra le ombre, osserva la scena attraverso la tenda che copre l'ingresso.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>35</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che si rannicchia per nascondersi dietro una linea di cespugli selvatici. Ha lo sguardo puntato su una delemgan stupenda e terribile che socchiude gli occhi mentre canticchia. Un uccello dal fantastico piumaggio blu e arancione le siede sulla spalla e cinguetta dolcemente: l'uomo è come ipnotizzato. Si alza tremante, incerto, e la quiete viene infranta dallo strillo impaurito dell'uccello. La delemgan fa un sorrisetto e lo chiama a sé con dita simili a ramoscelli. 
 
In silenzio, lo guarda avvicinarsi; la bocca dell'uomo si lascia sfuggire versi di ammirazione e sbigottimento. Lei aspetta, civettuola e invitante, finché lui non la raggiunge con lentezza straziante. Poi qualcosa cambia: la delemgan nota qualcosa che gli pende mollemente dal fianco e comincia a sibilare, con dita simili ad artigli e occhi neri d'odio. L'uomo non fa in tempo ad afferrare l'ascia o il grimorio: lei lo colpisce prima di scomparire, e il suo corpo dolorante rimane come unica prova dell'esistenza della creatura. L'uomo afferra comunque il grimorio e comincia a cantilenare, ma le parole magiche, da lui inventate e scarabocchiate con una sorta di stenografia delirante, suonano vuote. Si gira e fa una scrollata di spalle, ma è impossibile dire a chi o a cosa.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>36</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo in piedi su un molo. Attorno a lui sciamano marinai, soldati e prostitute, ma il suo sguardo è fisso sulla nave che scompare all'orizzonte.
 
Dovrebbe sentirsi sollevato che la ciurma non gli abbia preso la vita insieme al vascello, ma per un vailiano il fallimento è quasi peggiore della morte. E solo gli dei sanno che non gli è andata molto meglio nell'impresa di famiglia.
 
Quasi è un sollievo vedere quell'ultima vestigia del suo fallimento scivolare via, risparmiandogli il bisogno di tornare da suo padre e ammettere ancora una volta la sconfitta. E poi, aguzzando l'ingegno e cogliendo l'occasione giusta, è sempre possibile rimettersi in piedi. 
 
Estrae una fiaschetta dal fianco e ne beve un lungo sorso. Avrà tutto il tempo necessario per farlo, più tardi. Ora si risistema la benda sull'occhio e individua il bordello, facendo nuovi piani per la serata con un gran sorriso sul volto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>37</ID>
      <DefaultText>Vedi un'elfa il cui pallido incarnato è quasi invisibile tra la neve che cade. È avvolta in una pelliccia bianca e strizza gli occhi nel bagliore. Cammina in fretta guardandosi spesso le spalle e i suoi stivali scalfiscono a malapena la neve. Un ululato risuona, seguito a breve da altri, e l'elfa sussurra una preghiera al vento mentre comincia a correre. I lupi guadagnano presto terreno balzando senza sforzo verso di lei. Cerca di afferrare il libro degli incantesimi che porta sulla schiena, ma è assicurato da cinghie di pelle. 
 
Impreca e si lancia verso una sporgenza di ghiaccio. Ormai sente il loro respiro caldo nell'aria gelata. Cerca di accelerare, ansimando e arricciando il naso quando il sudore appiccicaticcio le cola sul viso. Con un grido di sollievo raggiunge la sporgenza e scompare. Cade in una stretta apertura con un suono attutito e trattiene il respiro mentre i lupi, confusi, cercano di rintracciarla tra la neve. Trema in maniera irrefrenabile per il freddo o la paura e cerca di aspettare.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>38</ID>
      <DefaultText>Vedi una stanza fiocamente illuminata, con uno strano arredamento. Cuscini di broccato ricoprono il pavimento intorno a un grande divano rivestito di velluto. Vi è seduto un uomo con la camicia in disordine e abbottonata solo a metà. Dietro di lui c'è un'elfa con vestiti sfarzosi quanto l'arredamento della stanza.
 
Muove lentamente i fianchi, danzando intorno all'uomo e cantando. Lui la guarda con occhi annebbiati dall'ebbrezza e sorride, canticchiando stonatamente insieme a lei. Le parole sono troppo basse per essere distinte, ma quando il canto diventa più intenso le luci della stanza sembrano affievolirsi ancora di più e tutto diventa sfocato. Indirizzando a lui il suo canto, lei gli prende il volto tra le mani, poi le fa scorrere giù per le spalle e le braccia, fino a prendergli le mani tra le sue.
 
L'uomo sente le palpebre farsi pesanti e poco dopo si abbandona al sonno, accasciandosi all'indietro. Lei lo tiene per le braccia, arrestando la sua caduta, e lo adagia delicatamente sul divano. Quando la sua testa tocca il cuscino, lei smette di cantare: all'improvviso le luci si fanno più vivaci e tutto torna a fuoco. Infilandogli una mano in tasca, recupera un oggetto che mette subito in una piccola scatola su un tavolo lì vicino. Guarda di nuovo l'uomo, scuote la testa, poi fugge nella notte.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>39</ID>
      <DefaultText>Vedi incespicare un uomo, intralciato da strani indumenti. Si tira in piedi, barcollando, e prosegue per la strada vuota. Ha le labbra secche e screpolate, la pelle coperta di polvere, ma qualcosa in lui suggerisce che ha ancora molto da camminare. Quando la notte oscura il cielo, l'uomo si ferma, e accende un fuoco con l'aiuto di un po' di legna. Quindi cerca di dormire, con lo sguardo fisso verso le stelle.
 
Continua così per giorni, bevendo di tanto in tanto da un otre, sempre senza fermarsi. Impiega giorni a raggiungere il tempio, e quando ci riesce, le ginocchia gli cedono schiantandolo al suolo. I monaci lo soccorrono e lui riferisce delle notizie, insignificanti per tutti tranne che per loro. Quando si riprende, ricomincia tutto da capo. Rinvigorito dal cibo e dal riposo, con la mente illuminata dal suo scopo e dalla meditazione, e con tanta strada ancora davanti.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>40</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppetto vicino all'entrata di un tempio. Un uomo dà le spalle alla parete, con un semicerchio di persone intorno. Parla con tono calmo e misurato, la sua voce rassicurante s'impone sui rumori della città. Parla del mondo, di storia, di dei e di religione. Di cucina, distillazione, educazione dei figli e credenze popolari. Sembra non esistere argomento su cui non abbia almeno un'infarinatura.
 
La gente gli pone delle domande e lui risponde a uno alla volta, a taluni in modo dettagliato e profondo, ad altri dando solo una risposta generale. Qualunque sia l'argomento, le risposte centrano sempre il nodo della questione, lasciando tutti soddisfatti di quanto appreso.
 
La gente va e viene tra la folla, che aumenta e diminuisce ma non viene mai a mancare. Le ore passano e l'uomo non sembra stancarsi di condividere la propria conoscenza con chiunque voglia attingervi. Al calar della sera, finalmente l'esiguità del gruppo induce l'uomo a concludere le udienze. Mentre raduna le sue cose e si prepara ad andarsene, uno sconosciuto lo avvicina, domandandogli perché lo faccia. Non chiede soldi, né cibo. Che cosa ci guadagna? Lui fissa l'uomo, raccoglie le idee e risponde semplicemente, "La conoscenza porta saggezza. Questa è la mia fede".</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>41</ID>
      <DefaultText>Vedi una stanza, luminosa, calda e interamente ricoperta di vegetazione. Non c'è un angolo del locale su cui non cresca rigogliosa una qualche specie di pianta. Piccoli germogli da una parte, grossi tralci che risalgono le pareti dall'altra. Nonostante la maggior parte delle piante risieda in un vaso, ce ne sono alcune spuntate semplicemente dal pavimento, e che tuttavia hanno ricevuto la stessa affettuosa cura di tutte le altre.
 
L'uomo si aggira tra le piante, sorridendo a ciascuna con una vecchia pipa stretta tra i denti. Fermatosi davanti a una pianta, solleva una foglia per osservarla di sotto, quindi la sfrega delicatamente tra i polpastrelli. Raccoglie un pugnetto della sua terra e lo sgrana con le dita. Soddisfatto, lo lascia ricadere nel vaso e si dirige alla pianta successiva.
 
Canticchia un'allegra melodia, fermandosi di tanto in tanto per cantare qualche parola a una pianta in particolare. Infine raggiunge la porta, dopo aver fatto visita a ciascuna pianta della stanza. Si volta a guardarle, con in viso un'espressione di sereno piacere. Quindi si volta di nuovo e se ne va.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>42</ID>
      <DefaultText>Vedi una stanza buia arredata con mobili pacchiani: un grande letto ricoperto di cuscini, numerosi divani e tappeti costosi. L'uomo è seduto in una poltrona spinta contro la parete opposta all'ingresso. Indossa abiti scuri, con un mantello nero che gli avvolge le spalle e il viso incorniciato da un cappuccio. L'oscurità lo ricopre, rendendolo virtualmente invisibile. Altri due uomini, di guardia alla porta, attendono nell'ombra con lui. I tre sono immobili. Il rumore della folla nella sala di ritrovo sottostante riecheggia attraverso le assi del pavimento.
 
La maniglia sferraglia. Un uomo entra barcollando trascinandosi appresso una giovane donna. I due uomini in piedi si scambiano una rapida occhiata, uno dei due inclinando il capo e alzando appena le spalle prima di lanciarsi in azione. Fa un passo avanti, afferrando un polso della ragazza e strappandola al suo accompagnatore mentre con l'altra mano chiude violentemente la porta. Quindi, prima che la ragazza se ne renda conto, porta la stessa mano sulla bocca di lei. Estrae un pugnale dalla cintola e le squarcia la gola. La trattiene, in attesa che cessino le convulsioni.
 
L'altro uomo in piedi ha già avuto la meglio del suo bersaglio, ora legato a una sedia, con mani e braccia bloccate e uno straccio ficcato in bocca. La ragazza, ormai esanime, viene spostata sotto il letto, e l'uomo che l'ha uccisa prende posto di fianco all'altro. Abbassano lo sguardo verso l'uomo con lo straccio in bocca, ma la voce strozzata viene coperta dal chiasso del piano di sotto. Uno degli uomini inizia a bisbigliare, mettendo una mano sotto il mento di quello seduto. Un lampo di luce e l'uomo cessa di dimenarsi, assumendo un'espressione improvvisamente serena. I due gli pongono diverse domande a cui il prigioniero risponde di buon grado. Quando hanno finito, i due si voltano verso l'uomo seduto a ridosso della parete. Non si è mai mosso mentre gli eventi gli si svolgevano davanti; è rimasto seduto, osservando tutto quanto in silenzio. Si alza in piedi, e tenendosi stretto il mantello addosso fa un cenno con la testa agli altri due. Quindi si dirige alla porta, la apre quel tanto che basta per uscire e lascia i due a finire il lavoro.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>43</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna volteggiare. La sua voce dolce e melodica riempie con gloria la corte. Il canto avvolge la gente che sorride rapita, mentre la donna ne cattura i cuori uno a uno. Inizia a danzare, ma i suoi passi sembrano fuori tempo: si ferma, confusa, cogliendo nell'aria un suono estraneo che sembra resisterle battagliero. In un attimo lo individua: un uomo basso dalle sopracciglia unite che canta sottovoce, disturbando la sua melodia con un incantesimo discontinuo. Lei intensifica la danza, ampliando il movimento dei fianchi, guizzando sulle piastrelle del pavimento, rendendo più persuasiva la melodia insita nel suo canto.

L'uomo increspa le labbra per la concentrazione, tremando nello sforzo di contrastare il suo fascino. Poi si ode una nota cristallina, limpida e tintinnante. L'uomo inizia a sorridere inebetito, dimenticando ogni resistenza, mentre la canzone di lei prosegue. La vittoria, e la corte, sono sue.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>44</ID>
      <DefaultText>Vedi una figura ammantata di nero muoversi lentamente in un campo. È curva e nasconde dietro la schiena una lama lucente. Si avvicina a un uomo abbassato, le cui azioni sono nascoste dal grande cespuglio sotto il quale si è infilato. La figura si ferma e l'uomo esce dal cespuglio. Vedi che tiene in mano una manciata di bacche raccolte lì vicino. Si infila di nuovo sotto il cespuglio e le sue mani ricominciano a muoversi mentre raccoglie altre bacche.
 
La figura si rimette in movimento e si avvicina di soppiatto all'uomo, che non smette di lavorare ma si limita a piegare leggermente la testa di lato. Continua a lavorare fin quando la figura è quasi su di lui, poi torna indietro a mani piene e mette le bacche in un cestino. Accovacciandosi, studia l'aspetto di foglie e bacche per conservare solo quelle perfette.
 
La figura si pone alle spalle dell'uomo e solleva l'arma per colpire. L'uomo si rialza all'improvviso e si volta per affrontare il suo aggressore. Afferra il polso della figura e si lancia all'indietro sulla schiena, piantandogli una gamba sul torace. La figura vola oltre l'uomo e atterra di schiena sul terreno. L'uomo gli si mette a cavalcioni e gli colpisce rapidamente una serie di punti sulla testa e sul collo, facendogli perdere i sensi. Infine, l'uomo si rialza e recupera il cestino, rimettendo al loro posto le bacche versate, quindi torna a raccoglierne altre.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>45</ID>
      <DefaultText>Vedi un fuocherello incustodito bruciare lento di fianco a una strada serpeggiante. Non c'è niente che lo alimenti, né legna né olio e nemmeno rametti, ma crepita e scoppietta comunque nel vento. Pian piano cominci a notare una sagoma tra le fiamme. Si stringe il giovane volto tra le mani tremanti, e lacrime simili a lava sfregiano la sua pelle color carbone. Il ragazzino si rannicchia e le fiamme lo avvolgono mentre stringe le ginocchia al petto. 
 
In lontananza compare un uomo senza volto. Si avvicina e porge la mano al bambino spaventato, che la osserva con cautela prima di stringerla. Le fiamme si smorzano e gli si rifugiano sulla testa come animaletti obbedienti. Le lacrime si sono asciugate e i due si allontanano insieme, fuoco e morte, mano nella mano.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>46</ID>
      <DefaultText>Vedi una foresta verdeggiante, silenziosa e ombreggiata alle prime luci del mattino. Una donna dallo sguardo incantato cammina tra gli alberi. Non sembra avere una meta specifica, ma si aggira lentamente tra i tronchi imponenti, guardando verso i rami ed emettendo occasionalmente un suono basso e cinguettante. Quando un altro cinguettio le risponde, lei volta la testa in quella direzione, senza preoccuparsi di smarrire la via.
 
Un forte schiocco metallico fende l'aria, seguito da un guaito. La donna concentra lo sguardo nella direzione da cui proviene il suono e inizia ad avvicinarsi, quasi correndo. Come ricordandosi di essere prudente, si blocca improvvisamente con un piede sospeso proprio al di sopra del punto di pressione di una trappola per orsi. Si ritrae e posa attentamente il piede sul terreno accanto alla trappola. Si guarda intorno, con i lineamenti contorti dalla rabbia. Preme sulla piattaforma con un ramo trovato lì accanto e disattiva la trappola. Quando questa si chiude di scatto, sente un altro guaito molto più vicino. Esaminando il terreno in cerca di altre trappole, si fa strada verso l'animale prigioniero.
 
Girando intorno a uno degli alberi, finalmente lo vede: è un grande lupo ossuto e affamato, con la zampa posteriore destra chiusa fra denti di metallo arrugginito. Vedendola, inizia a ringhiare e drizza il pelo. Lei gli dà il tempo di annusare il suo odore, poi si abbassa verso di lui e tende le mani dritte davanti a sé. "Ma che bello che sei!". Si avvicina a poco a poco al lupo.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>47</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppo di persone in uno spiazzo di terra, circondate da numerosi corpi immobili. Per terra, al centro del gruppo, giace una figura minuta, ripiegata su se stessa per proteggersi dai calci di quelli che la circondano. Poi, a distanza dal gruppo, c'è una donna, che impugna una spada enorme. La usa per sostenersi, come se fosse una stampella, a cui si aggrappa con il fiato rotto.
 
Fissa le persone e grugnisce, tirandosi in piedi e sollevando la spada da terra. Respira profondamente, inizia a correre e in un attimo copre la distanza che la separava dal gruppo. Improvvisamente emette un grido raggelante. Il gruppo cessa di dare calci e fissa la donna, che li sta caricando come un toro inferocito. All'ultimo secondo spicca un balzo, piegandosi leggermente, trasformandosi in un proiettile sparato contro gli aguzzini della figura a terra. All'impatto cadono tutti. Lei atterra più avanti, rialzandosi con una capriola, e si volta per affrontarli. Pianta entrambi i piedi per sollevare la spada e scruta il campo. Di colpo, si gira su se stessa, maneggiando la spada con grazia impetuosa e abbattendo il più vicino degli assalitori. Trascinata dalla forza centrifuga, rotea la spada con la lama di piatto, centrando la testa di un velleitario avversario. Il fondo dell'elsa gli sfonda una tempia, facendolo rovinare ai piedi di lei.
 
La donna alza lo sguardo feroce, sfidando con gli occhi gli ultimi due, che dopo un fulmineo scambio di occhiate, girano i tacchi e fuggono. Uno accenna a voltarsi solo per assicurarsi di non essere inseguito. Lentamente, la donna tira il fiato e raggiunge la figura ancora rannicchiata a terra.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>48</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo col volto distrutto dal dolore, gli occhi celati da escrescenze simili a corna. Il suo continuo camminare avanti e indietro ne distrae un altro, che impreca e ricomincia da capo l'incantazione. Sul tavolo sotto di lui giace un corpo di donna flaccido e bianchissimo, con un foro aperto sul petto e il ventre gonfio. La vita l'ha abbandonata da giorni, ma l'uomo continua a intonare incantesimi cantilenanti sulle sue spoglie, a getto continuo, finché il sudore non gli cola bruciante sulle ciglia e sul mento. 
 
Per un istante l'involucro della donna apre gli occhi, freddi e vacui. L'uomo smette di camminare avanti e indietro. Il corpo ricade immobile sul tavolo con uno schianto, e lacrime di disperazione cadono dal volto deforme dell'uomo affranto. 
 
I due se ne vanno. Il tempo passa. Il corpo continua a urlare fino al mattino.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>49</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppo di figure ammantate sedute intorno a un fuoco, tra cui spicca una donna più giovane e minuta. Stanno pianificando il viaggio, cercando la strada che possa portarli a destinazione più rapidamente. Avvertendo un fruscio, diversi membri del gruppo si alzano per guardare oltre il fuoco, strizzando gli occhi per penetrare l'oscurità.
 
Un'enorme figura si avvicina al bivacco e le tenebre si dissipano a poco a poco rivelandone l'identità. Molti membri del gruppo sfoderano le armi, altri invocano silenziosamente la propria divinità, preparando incantesimi di battaglia. La ragazza si guarda intorno confusa, quando l'uomo seduto accanto a lei si alza e spalanca le braccia, rimproverando gli altri per aver riservato un'accoglienza così fredda a un viandante. Si avvia verso l'ogre con la mano tesa, dandogli il benvenuto nella sua lingua.
 
L'ogre fissa l'uomo per un istante, poi, con un'agilità innaturale per una creatura della sua taglia, rotea la clava che si è trascinato dietro. Quando colpisce la testa dell'uomo, si sente un rumore di ossa schiantate e materia grigia. La donna alla destra della ragazza urla e si lancia al fianco dell'uomo, coprendo metà della distanza prima ancora che lui abbia toccato il suolo. Dalle tenebre che circondano il gruppo provengono urla che fanno raggelare il sangue. Altre figure si stanno avvicinando nel buio.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>50</ID>
      <DefaultText>Vedi una stanza scura. Dei rumori filtrano dalla porta: suoni di una battaglia (colluttazioni, metallo contro metallo, grida di dolore) riecheggiano e cessano con l'infuriare dello scontro. Un grido di rabbia riecheggia e uno xaurip irrompe nella stanza con un libro stretto tra le braccia. Si guarda intorno febbrilmente, alla ricerca di qualcosa. Si lancia verso l'altro lato della stanza e apre una scatola posata su un tavolo di fortuna. Mette il libro nella scatola, la chiude, poi si piega per spingerla sotto il tavolo.
 
Una pietruzza colpisce lo xaurip alla nuca sbilanciandolo un po' in avanti. Il proiettile rimbalza per terra e sbatacchia finché non si ferma vicino al suo piede. Lo xaurip si blocca, con la mano ancora posata sulla scatola e gli occhi sbarrati. Quando il rumore della pietruzza si quieta, il silenzio invade di nuovo la stanza. La battaglia si è fermata. Lo xaurip si gira e vede una donna sulla soglia, appoggiata a uno spadone a due mani dall'aria barbarica.
 
"Quel libro ha le risposte che cerco", gli sbraita, avanzando. Lo xaurip sibila e le si lancia contro. Poco dopo, la donna raccoglie la pietra, dopo avergli staccato la testa con un abile colpo di spada. Sorride, bacia la pietra e la infila in un borsello che le pende dalla cinta con una pacca amorevole. Si china e tira fuori la scatola da sotto il tavolo per poi aprirla, esultante per la scoperta.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>51</ID>
      <DefaultText>All'inizio non vedi nulla: un'oscurità assoluta ti ottenebra la vista, e nelle narici avverti la polvere accumulatasi nei secoli. Senti un colpo secco e una torcia prende fuoco, rivelando un uomo senza volto e una biblioteca, sagome tremolanti nel tenue bagliore ambrato. L'uomo raggiunge lo scaffale più vicino, infila la torcia in un incavo e prende delicatamente fra le mani un libro dalla rilegatura nera. Lo sfoglia con amore, accarezzando ogni pagina prima di passare alla successiva e a quella dopo ancora. Quando finisce, ripone il libro in una borsa che porta al fianco e riprende la torcia. 
 
Vagabonda per ore, leggendo e raccogliendo libri finché la borsa non sembra diventare grande e pesante quanto lui, poi comincia a farsi strada verso l'entrata. Con un sospiro appena udibile, chiude due porte cadenti e la torcia si spegne.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>52</ID>
      <DefaultText>Vedi appena una cicatrice irregolare e deturpante, ma l'uomo la ricopre subito con un cappuccio per prepararsi a balzare. Di finestra in finestra, su per un graticcio che scala con mani leggere e guantate, si sposta con agilità fra i piani alti di una città che non gli presta attenzione. È un pomeriggio vuoto e sonnolento e in breve mette a segno tre colpi: una pergamena nel comò di una nobildonna, una bottiglia di vino rosso scuro da una cantina nera e fatiscente, un borsello pieno di monete da una giovane elfa pesantemente truccata e devastata dallo svef. Dopodiché si gode la cena in una locanda alla buona, mangiando e bevendo fra i mobili troppo arancioni. Ma continua a tenere gli occhi fissi sulla porta. Non ha nemmeno finito che questa si richiude alle spalle di un'elfa bianca molto seccata, i cui occhi rossi pretendono delle risposte. Lui, imperterrito, le schiocca un bacio sulla guancia e le infila con discrezione la pergamena in tasca prima di tornare a mangiare, decisamente più ricco di prima grazie all'oro che ha in mano.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>53</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che tiene un sermone a una piccola folla di accoliti entusiasti. Parla di tolleranza e di autonomia, di dolore e di bellezza. La folla annuisce, ogni volto esprime un chiaro assenso, e il predicatore si acciglia. Continua e parla dell'importanza della rabbia, della forza dell'odio e della frustrazione. Mentre tutti, rapiti, continuano a far cenni d'assenso, l'uomo si acciglia sempre più. Chiama uno degli astanti, un anziano. Lo rassicura che non gli accadrà nulla di male. Sorridendo, l'uomo avanza e si lascia abbracciare dal predicatore, poi un tremito lo scuote e si allontana di scatto, con uno stiletto sottile confitto in petto. Crolla a terra e ben presto smette di respirare. 
 
La folla, confusa, emette un lamento. Il predicatore è trasfigurato dalla rabbia. Non fidatevi ciecamente, dice. Non prendete il mondo in parola: nasconde terribili verità, e dovrete essere preparati per vederle. 
 
La folla si dirada, il cadavere viene spostato, il predicatore tace. Alcuni restano ad ascoltare. L'uomo li guarda e sorride.
 </DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>54</ID>
      <DefaultText>Vedi un mercato affollato. Le bancarelle ornano i lati delle strade, mentre le voci dei proprietari invitano i passanti a provare la mercanzia. La donna si fa strada tra la folla, mano nella mano con un'altra. Passano in rassegna le merci, attardandosi da un libraio che vende tomi antichi e affascinanti, parlottando tra loro di ciò che vedono. Una prende in mano un libro e lo mostra all'altra, che lo prende, esprime un parere e lo rimette sullo scaffale. Poi la prima riprende lesta il libro e subito paga il mercante prima che l'altra possa toglierglielo. Se ne vanno dal mercato con gli zaini grevi di libri, mano nella mano, affettuosamente vicine.
 
Mentre percorrono una strada quasi deserta, un oggetto colpisce al petto la donna per poi rimbalzare e rotolare verso le case. Le donne si fermano a guardare l'oggetto, una mela, e poi la persona che l'ha lanciata. Non ha nulla di speciale tranne l'espressione irosa e due altre mele nelle mani. Prima che le due possano muoversi, l'uomo scaglia un'altra mela, cogliendo questa volta la seconda alla fronte. Urla loro parole di scherno e odio, parla di un Lascito e di 'responsabilità'. La donna porta la mano alla testa, si pulisce il viso dal succo e dai pezzetti di mela e squadra l'uomo con aria di sfida. La prima donna le stringe la mano nella sua e le posa l'altra sulla spalla, tentando di calmarla. L'altra sfila un libro dallo zaino e lo regge davanti a sé, mormorando a mezza voce. Libera l'altra mano e la agita sopra il libro, mentre un'aura di luce la circonda. La sua compagna cerca ancora di calmarla, ma non riesce a farsi dare ascolto. L'uomo, senza curarsi di ciò che sta accadendo, carica il colpo e lancia l'ultima mela. Mentre sfreccia verso di loro, la seconda donna alza la mano e indica la mela. Una sfera d'energia lucente scaturisce dalla sua mano e colpisce il frutto, che esplode in mille pezzi contro la strada e le case intorno.
 
L'uomo muta espressione e alla rabbia si affianca la paura, come se valutasse se sia meglio fuggire o attaccare. La seconda donna inizia di nuovo a salmodiare, la mano pervasa di luce, gli occhi ridotti a fessure. Questa donna le si para davanti, interponendosi tra la sua amata e l'assalitore. Le sfiora il viso con una carezza, sussurra parole per rabbonirla. Un bacio. L'altra cambia espressione: ritrova la calma, lo sguardo le si addolcisce, le labbra ritrovano il sorriso smarrito. Anche la prima donna sorride di nuovo e bacia la compagna.
 
"Maghe... lurida feccia!", dice l'uomo alle loro spalle. Le due si voltano a fissarlo, con aria di sfida, finché non abbassa lo sguardo. Tenendosi per mano, riprendono il cammino e lo oltrepassano senza degnarlo di un'altra occhiata.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>55</ID>
      <DefaultText>Vedi un paio di guanti in cotta di maglia sopra un tavolo in mezzo a due uomini. I guanti sono intarsiati di rune d'oro e brillano di una tenue aura blu. Un uomo è in piedi a un lato del tavolo, davanti all'altro che indossa vesti esoteriche. Il primo prende un borsellino e lo consegna al mago, dicendogli di contare pure la paga. Il mago sorride, fa un mezzo inchino e si vuota il borsellino nella mano. "Volevi che questi guanti rimanessero al sicuro dai ladri e da altri spiacevoli personaggi", dice, rimettendo a una a una le monete nel borsellino. "Indossali e non ti lasceranno più!"
 
Lentamente, l'uomo indossa i guanti con un'espressione soddisfatta, ma il suo sorriso si smorza presto. I guanti lampeggiano per un istante e iniziano a produrre un tintinnio metallico. La soddisfazione muta in preoccupazione quando cerca di sfilarli. Strattona le dita, ma i guanti si sono ristretti intrappolando le mani. Il metallo si fa strada nella pelle mentre minuscole gocce di sangue affiorano dalle maglie. L'uomo cade in ginocchio, dimenandosi e urlando di dolore. I guanti continuano a stringersi fino a diventare tutt'uno con la carne.
 
L'uomo guarda con orrore prima le mani e poi il mago, che ha finito di contare il denaro ed è già sulla porta. "Ora non li perderai di sicuro!" quindi oltrepassa la porta e la sbatte dietro di sé, lasciando l'uomo inginocchiato da solo a fissarsi le mani.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>56</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppetto di persone radunate intorno a una casa in rovina. La distruzione si estende all'intero villaggio. Non è rimasto in piedi neanche un edificio, ci sono detriti ovunque.
 
Uno del gruppo si china a osservare qualcosa. È ancora giovane, poco più di un ragazzo. Un uomo lo scuote per le spalle, ma il giovane non reagisce. L'uomo guarda gli altri membri del gruppo e alza le spalle, poi si rialza.
 
Il ragazzo si mette improvvisamente a sedere e spalanca gli occhi. Indietreggia con lo sguardo pieno d'orrore. Il gruppo si muove verso di lui all'unisono, strappandogli un grido e facendolo indietreggiare ancora di più. Una donna allarga le braccia per fermare gli altri. Si gira verso di loro con aria di rimprovero, fa cenno di non muoversi, poi guarda il ragazzo che è ancora a terra e sembra quasi cercare di attraversare una parete in rovina con le spalle. Non si è reso conto dell'ostacolo. La donna gli si avvicina lentamente, a braccia aperte, e parla con voce bassa e tranquilla. Per un attimo il ragazzo nemmeno la sente, si limita a chiudere gli occhi e a rannicchiarsi contro il muro, come se si aspettasse delle percosse. Pian piano, le parole della donna filtrano attraverso le sue paure e il ragazzo le sente. Spalanca gli occhi pieni di lacrime e la fissa.
 
La donna gli porge la mano. Lui la osserva, confuso dall'offerta, poi allunga il braccio. Lei gli prende la mano e si china per aiutarlo ad alzarsi.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>57</ID>
      <DefaultText>Vedi un orlan curvo su una mappa abbozzata: è intento a tracciarla, una linea alla volta. Gli appunti a cui fa riferimento odorano di salsedine, e gli scarabocchi rovinati dall'acqua incorniciano un groviglio d'illustrazioni e misure. Conclude ogni tratto con meditata precisione prima di passare a quello successivo. Quando sente il debole rintoccare di una campana in lontananza, posa il calamo e s'infila un pugnale nella cintura. Mentre apre la porta che dà sul suo negozio, prepara un sorriso per accogliere il cliente, un nano non più giovane dalla barba striata di grigio. Il nano fa qualche domanda sugli articoli in mostra, prova un paio di pezzi di armatura, ma niente sembra interessarlo davvero. Se ne va con un grugnito di disapprovazione che sembra un po' troppo nervoso e frettoloso. Il negoziante borbotta, agguanta una balestra che pende dalla parete ed esce dal negozio chiudendo a chiave la porta. L'impatto del dardo che ferma il ladro si sente appena sotto i rintocchi della campana. Il negoziante si avvicina lentamente al nano e con fare indifferente gli fruga nelle tasche. Una pozione, un borsellino di monete d'argento, diverse pergamene... Bravo, ma non abbastanza.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>58</ID>
      <DefaultText>Vedi un piccolo stormo di corvi radunato su un sentiero battuto che attraversa i campi aridi. Seguono un orlan, che procede lentamente lungo il sentiero. Talvolta saltellano, talvolta volano, ma restano sempre dietro di lui. Di tanto in tanto, uno gli si posa per un attimo sulla spalla, ma spicca subito il volo per unirsi agli altri.
 
Quando si avvicina a un villaggio, un corvo gli si posa sulla spalla e inizia a gracchiare animatamente. L'orlan sorride e annuisce, come se fosse d'accordo. Estrae una briciola di pane da una tasca del mantello e la porge al corvo, che la afferra nel becco e vola via per mangiare il bottino in pace. Alcuni bambini, attirati dal vociare del corvo, corrono fuori per osservare il forestiero che si avvicina.
 
Quando ha abbastanza pubblico, l'orlan estende entrambe le braccia e i corvi, come addestrati, atterrano su di lui. Mentre canticchia a bassa voce un motivetto allegro, i corvi si dondolano, gracchiando quasi all'unisono.
 
L'uomo guarda i bambini e inizia a raccontargli strane storie: parla dei diversi tipi di verso fatti dai corvi e di cosa significano, dell'ordine in cui beccano, di Re e Regine dei corvi dall'antichità. Per tutto il tempo, le sue braccia restano estese a reggere il peso di diversi corvi.
 
Quando finalmente sembra stancarsi, lascia cadere le braccia sui fianchi e i corvi spiccano il volo, girandogli intorno alla testa e poi lanciandosi in tutte le direzioni, come un turbine di piume nere che svanisce nella luce diurna calante. Le urla felici dei bambini echeggiano lungo la strada mentre loro corrono di nuovo verso il villaggio. L'orlan resta solo sul sentiero, guardando i suoi corvi svanire in lontananza.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>59</ID>
      <DefaultText>Vedi un corpo su una panca e una squadra di maghi e guaritori indaffarati che girano per la stanza gridando istruzioni e incantesimi. Un dispositivo cristallino pulsa nel torace dell'uomo esalando vapore nella stanza raffreddata dalla magia. I guaritori ricuciono la pelle mentre un chierico mormora incantesimi di guarigione. L'operazione è infine terminata: il corpo è di nuovo integro. 
 
I maghi si radunano per l'incantesimo conclusivo mentre gli altri stanno a guardare. Il rituale è complicato e sudano copiosamente. Nella stanza cade il silenzio e il corpo sussulta, mentre l'elettricità lo attraversa da lato a lato e le sue palpebre cominciano a sbattere. Per un attimo, torna quasi in sé, ma qualcosa va storto: fa per urlare, ma poi... lo perdono. Nessuno parla mentre se ne vanno, sopraffatti, ma qualcosa di intangibile rimane nella stanza, e grida in silenzio nel vedere il proprio corpo per la prima volta.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>60</ID>
      <DefaultText>Vedi due figure, un umano e un aumaua, in piedi di fronte a un uomo. L'umano è fermo, fuma, mentre l'aumaua sta gridando, con il viso paonazzo per la foga. È proteso in avanti, la sua bocca è un profluvio di imprecazioni, il viso vira al violaceo. L'uomo incassa impassibile l'aggressione, con un sorriso perplesso. Una rapier gli pende lungo il fianco corpulento, la punta verso il basso, ma una mano stringe saldamente l'impugnatura, le nocche bianche.
 
L'aumaua cessa di gridare, ma solo per prendere fiato e subito riattaccare. L'uomo solleva la mano sinistra e durante il breve silenzio prende la parola, nel tentativo di mitigare la situazione e mettere fine all'aggressione. L'aumaua emette un grugnito, picchietta l'uomo sullo sterno per impedirgli di parlare e gli lascia apposta un dito sul petto.
 
L'uomo con la rapier china il capo, osservando il dito premuto sul suo petto, quindi, senza muovere la testa, riporta lo sguardo sull'aumaua. L'aumaua realizza, troppo tardi, di aver oltrepassato il limite. L'uomo gli afferra la mano stritolandola. Si ode un nitido rumore di ossa rotte e l'aumaua grida. L'uomo solleva la rapier e sferra un pugno all'aumaua con il peso aggiunto dall'impugnatura. Si ode il crepitio di un'altra frattura e l'aumaua cade a terra, privo di sensi, perdendo sangue dal naso.
 
Il secondo straniero alza lo sguardo dal corpo floscio dell'amico e vede la punta della rapier già rivolta su di sé, seguita da uno sguardo deciso, ostile, serio. Alza le mani in segno di resa e indietreggia, voltandosi per correre solo quando pensa di non poter essere raggiunto. L'uomo si volta per andarsene, riacquistando lentamente il sorriso.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>61</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che incespica, le ginocchia insanguinate, le vesti strappate, gli occhi senza vita. Ha la pelle madida di sudore, ma continua a spingersi in avanti. La sua schiena è piegata dalla sconfitta. Appeso al fianco ha un arco, con la corda allentata per il poco uso. Si trascina nel sottobosco, cieco a tutto, ignorando ogni cosa che non sia il rumore del tuo tormento.
 
Passa accanto a un cervo, le cui interiora ancora fumanti nel freddo della notte sono sparse sul suolo della foresta. Uno stelgaer lo osserva dall'alto, appollaiato sul tronco di un enorme albero caduto. L'uomo impiega un attimo ad accorgersi di essere in pericolo e ne sembra quasi lieto. Lo stelgaer si stacca dall'albero fissandolo con attenzione. Quando salta giù, il suo addome dilatato quasi sfiora il suolo e l'uomo gli si getta incontro. Il tempo sembra rallentare per un attimo quando uomo e belva si scontrano. Lo stelgaer gli sferra una zampata ruggendo e poco dopo lo blocca al suolo, pronto a porre fine a quell'intrusione con le lunghe zanne giallastre e l'alito pestilenziale. Invece è proprio lo stelgaer a finire sventrato da un'estremità all'altra con un suono di carne lacerata. 
 
L'uomo, coperto di sangue, esala un sospiro lungo e affannoso. "Non oggi. Non oggi".</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>62</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna, la pelle scura tesa per l'ansia. Si arrampica per il sartiame diretta a poppa e lancia grida convulse all'equipaggio. La nave sta virando troppo lentamente. Osserva il capitano, rimasto impietrito davanti al vascello in avvicinamento. Si scortica le mani calandosi lungo le sartie e saltando da una all'altra per urlargli di agire, di prendere il comando, di FARE qualcosa. Perché mai lo paga, se non per difendere la sua nave dai pirati? 
 
Il vascello viene abbordato tra lo stridio delle scale gettate dai pirati. La donna schizza sottocoperta, tre gradini alla volta, fino a raggiungere la stiva. Continua a cercare rovistando tra le casse finché non la trova: una spingarda carica. 
 
Qualcuno la afferra da dietro. Lei solleva un ginocchio, si gira e spara. La forza la scaraventa all'indietro contro una parete, ma l'aggressore cade al suolo con mezza testa e un braccio in meno. Si trascina su per le scale, ricaricando, e col suo equipaggio attacca il gruppo nemico. Inarca un sopracciglio mentre i pirati cadono come mosche a destra e a manca. Sicuramente non si aspettavano questo quando hanno deciso di attaccare la sua nave.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>63</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che prega a terra in silenzio, muovendo appena le labbra secondo un inno antico e ignoto. La spada che gli giace tra le mani improvvisamente emette un'abbagliante luce candida, relegando istantaneamente l'oscurità circostante negli angoli e fra gli scaffali. Lentamente apre gli occhi, proseguendo la silenziosa preghiera mentre si abitua alla nuova luce, il viso contratto per la concentrazione. Si alza in piedi e comincia ad avanzare con decisione verso un'enorme porta di ferro che reca strani simboli incisi sulla superficie arrugginita. La preghiera acquista voce e sostanza man mano che si avvicina. Il fervore gli brucia negli occhi azzurri quando la punta luminosa della spada sfiora il centro della porta, attraversandola. Sulla superficie si diffonde una luce bianca e i simboli si accendono e prendono vita mentre il paladino ormai canta i suoi versi. 
 
Si ode una nota delicata, che risuona per tutta l'antica struttura, e la porta inizia ad aprirsi: i simboli sono scomparsi assieme alla ruggine e il paladino la attraversa, diretto verso luoghi sconosciuti e portando con sé una luce che solo ora sta iniziando a comprendere.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>64</ID>
      <DefaultText>Vedi un aumaua dall'aria arcigna stringere il polso della donna che gli sta davanti. Alzando il braccio, la solleva quasi dal suolo. Allo stesso tempo si piega in avanti, portando il volto all'altezza del suo. Lei sorride imbarazzata e con l'altro braccio gli porge la collana rubata, che nascondeva dietro la schiena. L'aumaua la guarda, con la mano libera gliela strappa e se la infila nella tunica.
 
Sollevandola ancora più in alto, in modo da non farle toccare terra, la lancia contro l'edificio alle sue spalle. Urtando il muro, la donna lancia un urlo di dolore, si accascia al suolo con le gambe piegate sotto di sé e alza lo sguardo verso l'aumaua che la sovrasta. L'energumeno solleva il pugno ma si ferma all'improvviso con un'espressione confusa. Si volta, portandosi una mano alla nuca da cui ora sgorga il sangue e vede dietro di sé un uomo anziano, armato di mazza, che sorride perfidamente. L'aumaua grugnisce e si lancia sull'uomo, che fa un passo avanti roteando di nuovo la mazza. Quando l'arma lo colpisce rumorosamente alla testa, l'aumaua si accascia al suolo privo di sensi.
 
L'uomo rivolge l'attenzione alla donna, ancora seduta sul terreno con aria perplessa, e le porge la mano con un leggero inchino. Quando lei la afferra esitante, guardandolo di traverso, lui le sorride: "Noi due dobbiamo parlare".</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>65</ID>
      <DefaultText>Vedi una strada poco illuminata su cui si affacciano degli edifici. In gran parte sono bui e silenziosi, tranne uno sul bordo di un canale, che sfida la notte con luci e rumori. L'aumaua è in piedi, al freddo e al buio, tenendosi alla larga da tutto. Fissa la porta dell'edificio illuminato, studiandolo attentamente. Sul lato dell'edificio figura un'insegna. Al buio è a malapena leggibile, ma sembra recare la scritta "L'oca e la volpe".
 
Dei movimenti dentro l'edificio destano l'aumaua. Si stringe il mantello attorno al viso, con il respiro accelerato e un po' mozzo. La sua tensione è palpabile. La porta principale si apre, in una cacofonia di risate e schiamazzi. La luce si riversa per strada, illuminando una figura solitaria all'ingresso. L'aumaua è fermo in piedi, con la mano destra alta davanti al viso, con il palmo all'ingiù e le dita tese. La figura esce dal locale e viene risucchiata dall'oscurità, percorrendo la via con un barcollante zig-zag.
 
L'aumaua segue la figura, borbottando qualcosa sotto voce e ondeggiando delicatamente la mano. La punta delle dita inizia a brillare, mentre un fumo sottile si leva al contatto con l'aria fredda. Aumenta il passo, deciso a raggiungere la figura che sta sparendo nella notte. Agita ancora una volta la mano e la punta delle dita prende fuoco. La luce tremolante rivela una frenetica gioia nei suoi occhi. Raggiunge la figura, con il fiato rotto dalla contentezza, e sussurra un nome, "Keronne". Questi sussulta e fa per voltarsi. L'aumaua allunga una mano, le dita protese verso la figura.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>66</ID>
      <DefaultText>Vedi una bambina coperta di stracci che percorre un vicolo con una lampada a olio nella mano. I suoi piedini, infilati in calze incrostate di fango, continuano ad avanzare nonostante il freddo. Non vede altro che il fienile davanti a sé e la soffice paglia al suo interno. Stringendo una forcina, si mette ad armeggiare col lucchetto. Nonostante il freddo, riesce ad aprire la porta con dita esperte e fa scivolare all'interno il magro corpicino. A un certo punto, mentre richiude la porta e si lascia cadere sul pavimento, la lampada le sfugge di mano. La fiamma saggia la paglia e, trovandola di suo gradimento, comincia a diffondersi con grande rapidità. La bambina lancia un urlo.
 
Di fuori, una donna sfreccia tra le vie inseguendo il fumo e le grida. Comincia a muovere le mani prima ancora di vedere il fuoco e dalle dita le erompono tre dardi di energia quasi invisibili che distruggono la porta del fienile. Il fuoco, però, gioisce della compagnia e ruggisce ancora più forte in risposta. Le urla sono cessate. La donna, rivestitasi di ferro, mormora una preghiera e si getta in quell'inferno. Il fuoco manda un gemito affamato, a cui lei risponde con una valanga di gelida furia. Niente la fa vacillare, e così il fuoco è sconfitto.
 
La bambina è debole, il suo petto arido e ustionato dal fumo. La donna la trasporta fuori tra applausi e acclamazioni, mentre sudore incandescente le cola lungo il volto argenteo.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>67</ID>
      <DefaultText>Vedi un impressionante raduno di orlan selvaggi in abito cerimoniale all'ombra di antiche querce. Sotto l'albero più grande due giovani orlan stanno a mani giunte con gli occhi limpidi mentre promettono di amarsi e prendersi cura l'uno dell'altra dopo l'unione dei due clan. Un orlan più anziano, con la barba che sembra spuntargli direttamente da sotto gli occhi, si fa avanti per parlare e dichiara completa la loro unione. I clan in tripudio portano i novelli sposi alla loro tenda tra risate nasali e battute volgari, ma il vecchio orlan rimane seduto da solo sotto l'antica quercia. Sospira nel guardare la scena in lontananza. Sussurra una quieta benedizione, felice della loro felicità, e s'inoltra tra gli alberi senza aggiungere altro. Per oggi ha visto abbastanza beatitudine.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>68</ID>
      <DefaultText>Vedi una piccola bancarella su ruote, colma di merce. La donna è lì accanto e discute animatamente con un uomo che ha in mano uno degli oggetti in vendita. Con levità e simpatia, cerca di spiegare all'uomo come controllare l'oggetto. Lui compie gesti sull'estremità superiore dell'oggetto e mormora suoni che paiono senza senso. Dopo una serie di tentativi, ricaccia l'oggetto in mano alla donna con un ringhio e fa per andarsene.
 
Lei lo ferma per la spalla e gli mette l'oggetto davanti al viso. Ne traccia il contorno con il dito, scandendo lentamente più e più volte la stessa formula. D'improvviso l'oggetto s'illumina come fosse una torcia. Anche lo sguardo dell'uomo s'illumina, guardandola con trepidazione. Lei fa scorrere due dita lungo il lato dell'oggetto e la luce si spegne. Lo restituisce all'uomo e si porta alle sue spalle, guidando le sue mani e sussurrandogli all'orecchio le parole di comando. Dopo diversi tentativi infruttuosi, l'uomo riesce ad accendere l'oggetto a colpo sicuro.
 
Soddisfatto, lo restituisce a lei che si porta dietro il bancone. Mentre l'uomo cerca il denaro per pagare, lei nasconde l'oggetto in un ripiano dietro il carretto e lo sostituisce con un altro preso da una scatola lì accanto. Pagato il dovuto e consegnato l'oggetto, la donna guarda l'uomo allontanarsi, soddisfatto dell'acquisto. Poi scruta tra la folla, cercando il prossimo malcapitato.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>69</ID>
      <DefaultText>Vedi una locanda immacolata dalle superfici di legno scuro e lucido, piena di clienti chiassosi e sorridenti. Dietro al bancone due uomini scherzano e versano da bere: si assomigliano così tanto che devono per forza essere fratelli. Il più giovane arraffa una bracciata di boccali e li distribuisce agli avventori chiacchierando. Non appena posa l'ultima birra, un aumaua dalla faccia rossa entra di corsa, inseguito da tre elfi dall'aria scontrosa, e gli finisce contro. L'aumaua ringhia, toglie di mezzo il giovane e ordina a suo fratello di portargli una birra. L'uomo rifiuta e il resto della locanda si zittisce, fiutando guai. Il fratello maggiore chiede all'aumaua di andarsene mentre il più giovane gli mette una mano sulla schiena e lo spinge verso la porta, e nella stanza scende il gelo. Con uno schianto orrendo, l'uomo viene scaraventato all'indietro contro il muro, per poi accasciarsi a terra col collo spezzato. Non si rialza. Gli avventori corrono subito in aiuto dell'oste e trascinano l'aumaua e i suoi compatrioti sul retro, ma il danno è compiuto. Il tappeto è intriso di sangue che si diffonde tra le fibre mentre uno dei fratelli muore e l'altro cade in ginocchio con l'orrore negli occhi. Quando si rialza, l'aumaua è ormai sparito da tempo.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>70</ID>
      <DefaultText>Vedi questo uomo, molto più giovane e adagiato su una lastra di pietra su un altare al centro di una stanza circolare. Disposti su sette punti attorno all'altare, uomini più anziani che indossano vesti nere si prostrano sulle rune elaborate incise nelle lastre del pavimento, cantilenando con voce profonda.
 
Entra un ottavo uomo che porta con sé uno scrigno d'ebano intarsiato di rune dorate, identiche a quelle del pavimento. Si porta alla testa della lastra di pietra, china il capo e apre lentamente lo scrigno. Si volta quindi verso gli uomini prostrati, uno dopo l'altro, inclinando leggermente lo scrigno nella loro direzione; infine posa lo scrigno alla testa della lastra, in direzione opposta al giovane che vi è sdraiato sopra. Allunga una mano nello scrigno, raccoglie un piccolo oggetto cilindrico d'onice e si porta quindi all'altro capo della lastra, fermandosi vicino ai piedi del giovane.
 
Alza l'onice, pronuncia una parola, poi preme la pietra contro il piede destro del giovane. A contatto con la carne, l'onice perde la sua durezza e si tramuta in una nera sanguisuga, attaccata alla pianta del piede del giovane. L'uomo ripete l'operazione finché il giovane non ha simili sanguisughe su entrambi i piedi e le mani e al centro del petto, del collo e della fronte. L'uomo riprende quindi il suo posto alla testa dell'altare; leva in alto le mani e si unisce alla cantilena, mentre osserva il giovane dissanguarsi.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>71</ID>
      <DefaultText>Vedi un mago che crea illusioni in una piazza: evoca suoni e colori dal nulla e tesse scene meravigliose e spaventose. Il pubblico trattiene il fiato ed esulta, affascinato dallo spettacolo... Tutti tranne un ragazzo, che resta in disparte con la bocca spalancata. I suoi occhi verdi sono pallidi di meraviglia, e le innumerevoli visioni fanno scattare qualcosa dentro di lui. Balza su senza preavviso e si tuffa nella folla facendosi strada a spintoni furiosi.
 
Poco dopo, il mago chiude lo spettacolo con un enorme dragone d'argento che scende sulla folla ed esplode in migliaia di stelle. Il mago passa gli applausi e s'inchina e saluta davanti a ciascun spettatore, raccogliendo monete, finché qualcuno non gli mette in mano un borsellino. Il ragazzo gli si para davanti, minuto e immobile, e lo implora di prenderlo come apprendista. Il mago soppesa il pesante sacchetto, lo esamina, poi osserva attentamente il ragazzo. Infine, annuisce e picchietta il borsellino, che scompare. Il ragazzo sorride. "Come hai fatto?", gli chiede, ma l'illusionista si limita a fargli l'occhiolino.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>72</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo, disteso sopra un materasso, inquieto nel suo sonno. Si agita, incapace di darsi davvero pace. Sotto le palpebre, le pupille si muovono a scatti e la bocca manda lamenti sconnessi. Si rigira, da supino a sdraiato sul fianco e poi ancora supino, mentre il sudore gli imperla la fronte.
 
Lentamente, la porta di accesso alle sue stanze si apre, la debole luce del salone gli illumina il viso nel sonno. Un uomo, molto più giovane di lui, entra di soppiatto nella stanza. Un passo alla volta, percorre il pavimento con precisione metodica, senza mai produrre un rumore. Raggiunge l'uomo sul materasso, sollevando lentamente due pugnali. Lo sovrasta, guardando dall'alto in basso, i suoi tratti spigolosi animati da un odio profondo. Resta immobile come una statua, pronto a colpire di fianco al letto.
 
L'uomo spalanca gli occhi e poi li sbatte confuso, cercando di scrollarsi dal sonno. Vede il ragazzo sopra di lui, con i pugnali sguainati, e resta impietrito. Il terrore prende il posto della confusione, ha tempo per una sola parola, "Tu!", prima che il ragazzo si avventi su di lui, piantandogli un ginocchio sul collo e un pugnale nello stomaco. Il ragazzo piega il capo all'indietro, rivelando una grossa cicatrice nera che gli percorre la gola dalla guancia destra alla clavicola sinistra. L'uomo gorgoglia e accenna un colpo di tosse, cercando di dare voce alla trachea recisa. Il ragazzo lo guarda di nuovo, continuando a fissarlo mentre si spegne lentamente. Quindi solleva entrambi i pugnali e glieli infilza negli occhi.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>73</ID>
      <DefaultText>Vedi gruppi di bambini che gridano e ridono con una crudeltà che non si addice a voci così giovani. Un ragazzino senza occhi, il volto coperto da strane escrescenze nere, è acquattato contro un ceppo. Le sue piccole spalle tremano mentre sussurra tra sé per non sentire le sfilze implacabili di insulti: mostro, schifoso, testa-di-morte. Il bambino resta immobile anche quando gli altri se ne sono andati.

Ora vedi il bambino senza occhi, diventato uomo, molti anni dopo. Un altra folla lo circonda, ma questa volta è il suo pubblico. Racconta una lunga barzelletta su un fantasma e una latrina: quando arriva alla battuta finale, la folla grida e ride proprio come la prima.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>74</ID>
      <DefaultText>Vedi un paio di gambe muscolose vorticare in aria e abbattere due avversari per poi voltarsi all'indietro verso un altro nemico. Il monaco fa un respiro profondo e torna in piedi con facilità, quindi mette fuori combattimento il quarto avversario con un montante e conquista la vittoria con una spazzata che manda a terra il quinto. È tutto un turbine di azione mentre balza oltre un muro e si tuffa agevolmente in una finestra aperta. La stanza è vuota. Si concentra e ricomincia a mettere fuori combattimento una guardia dopo l'altra. L'unico segno del suo passaggio sono i gemiti dei feriti: stasera non muore nessuno. Deciso, si fa strada verso la stanza centrale. Elimina altre due guardie invadendone la mente senza nemmeno un gesto, una tecnica semi-dimenticata di una vita passata, poi entra nella stanza. Al suo interno, un uomo dall'aria fragile s'inchina con un sorriso di derisione, poi scompare: era solo una proiezione. Il monaco restituisce l'inchino e torna da dove è venuto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>75</ID>
      <DefaultText>Vedi la donna correre per le strade di una cittadina. Si fa strada tra la folla, gettandosi occhiate alle spalle. Ha gli abiti stracciati e i capelli in disordine. Sembra che stia fuggendo da qualcuno, ma gli occhi le brillano di gioia, le labbra sono tese in un ampio sorriso e di quando in quando le sfugge un risolino.

Mentre sta guardandosi alle spalle, finisce dritta contro un uomo ben vestito fermo a una bancarella del mercato. Non appena vede la persona che ha urtato, il suo viso cambia espressione di colpo: la paura sostituisce la gioia, il sorriso lascia spazio a un cipiglio preoccupato, il labbro le trema. L'uomo, vedendola così, le chiede se stia bene; lei gli si getta al collo e inventa la storia di un bruto incapace di tenere le mani a posto. Mentre parla, le sue mani esplorano e perlustrano il corpo dell'uomo.

Un urlo emerge dalla folla e i due vedono avvicinarsi un uomo grande, grosso e furioso, che si fa strada a spintoni tra i presenti. Lei s'irrigidisce, fingendosi terrorizzata. L'uomo le dice di non aver paura e si para davanti a lei, ostacolando l'energumeno che si avvicina. La donna sorride e si allontana cauta da entrambi, poi ridacchia con allegria. Il suo protettore si volta, confuso, e la vede svicolare tra la gente che affolla il mercato, mentre ride e agita un borsellino pieno. Esterrefatto, l'uomo porta le mani alla cintura; il suo sguardo si fa di pietra e si getta gridando all'inseguimento della donna, ormai dileguatasi nella folla.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>76</ID>
      <DefaultText>Vedi una piccola radura tra gli alberi di una fitta foresta. Sul limitare della vegetazione c'è un uomo vestito solo di un perizoma. Dalla radura provengono rumori di attrezzi per tagliare il legno: a ogni colpo, il viso dell'uomo si fa più torvo.
 
Guarda in alto, verso i corvi che si sono radunati tra le fronde, poi si volta verso gli uomini intenti ad abbattere gli alberi. Si rivolge ai corvi con tono stizzoso: "Come osano? Non sanno riconoscere il sacro?". Mettendo una mano su uno degli alberi, pronuncia una parola. La corteccia si estende dal tronco al suo braccio, avvolgendogli poi l'intero corpo. L'uomo parla di nuovo, tenendo il bastone alto e battendolo contro il suolo all'ultima parola dell'incantesimo. Le piante e le radici al limitare della radura si allungano e ondeggiano come serpenti pronti a colpire. Tutti i corvi lo fissano, in attesa di una sua parola.
 
Con il bastone alto sopra la testa, l'uomo si addentra nella radura. Uno dei lavoratori si accorge di lui e lancia un avvertimento agli altri. Tutti arretrano verso l'estremità più lontana della radura, mentre un gruppo di uomini più robusti si fa avanti. L'uomo li fissa per alcuni istanti prima di dire: "Siete stati avvertiti" e di puntare il bastone contro i profanatori della foresta.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>77</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna di fiamma che danza e volteggia tra un'orda di nemici scheletrici. Le frecce fendono l'aria, ma con un giro di polso scaraventa un muro di fuoco sugli arcieri, che brucia tutto sul suo passaggio. Urla e perde la concentrazione quando una picca le fora la gamba e la spinge a terra. Man mano che gli scheletri avanzano, la donna brucia sempre più intensamente e canta qualcosa a denti stretti. Per un attimo le sue fiamme sfavillano e si ritirano, quindi onde di fuoco bianco partono in tutte le direzioni seminando distruzione. L'unica cosa che rimane è il suo ansare e un mugugno di dolore quando si strappa la picca dalla gamba e la pianta a terra per tirarsi su. Fa per zoppicare lentamente verso la porta, ma qualcosa la ferma. 
 
Un sussurro gutturale e disumano rimbomba nell'aria mentre un'ultima figura si solleva e la chiama a sé con gesti e parole. Contro la propria volontà, si trova ad avanzare, con le narici piene di polvere e del tanfo della morte. Ha il volto freddo e apatico. Cade ai piedi della creatura, ma qualcosa si risveglia dentro di lei. I suoi occhi ricominciano a bruciare e la donna si rialza per poi allungare la mano e accarezzare la guancia d'avorio dello scheletro, che si riduce in cenere. 
 
Dopo la scomparsa dello scheletro, la donna si sofferma a lungo tra le braci sollevate da una brezza spettrale. Qualcosa la reclamava... e la faccenda non sarebbe finita tanto presto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>78</ID>
      <DefaultText>Vedi una stanza buia e in disordine. Le tendine sono tirate e all'esterno si odono persone che gridano e corrono. Un uomo attraversa la casa, gettando oggetti in un sacco. Raccoglie cibo, abiti e scandaglia un baule in cerca di cianfrusaglie che sembrano ingredienti magici. Si ferma davanti a una libreria e scorre rapidamente il dorso dei libri, percorrendoli con le dita per aiutarsi a tenere il segno. Sospira, ripassando il dito sui libri e borbottando tra sé. Infine, sceglie un paio di volumi e li estrae dallo scaffale, aggiungendoli alla selezione di oggetti già raccolti.
 
Un gruppetto di uccelli e scoiattoli lo osserva mentre attraversa le stanze, seguendolo quasi come una sola creatura. Cercano di non perderlo, ma al contempo sembrano voler tenere le distanze. L'uomo va chiaramente di fretta, eppure ha un atteggiamento ponderato in tutto quello che fa.
 
La porta esterna si spalanca di colpo, disperdendo gli animali terrorizzati. L'uomo si volta, con una mano alzata e un libro nell'altra, sussurrando qualcosa di a malapena udibile. Cristalli di ghiaccio iniziano a formarsi sulla punta delle sue dita, crepitando nel calore della stanza. Vede un uomo in piedi sulla porta e immediatamente abbassa le mani, mentre il ghiaccio svanisce con la stessa rapidità con cui si era formato. L'uomo all'ingresso fa cenno di sbrigarsi, indicando fuori da qualche parte. L'uomo nella casa lo congeda con un gesto, dicendo che ha quasi finito e che sta arrivando. Perlustra ancora una volta l'abitazione, cercando qualcosa che possa essergli sfuggito. Soddisfatto se ne va, senza neppure curarsi di chiudere la porta. Fuori vede delle persone, tutte attrezzate come lui, che lasciano la città, allontanandosi dalle colonne di fumo che si levano all'orizzonte.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>79</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che armeggia con una serratura. Ci vuole qualche secondo, ma finalmente lo sente. Clic. Gira ancora un po' l'ago. Clic. Un altro pochino. Clic. L'uomo sorride compiaciuto mentre si avvicina all'edificio fortificato, ma rabbrividisce quando passa la soglia e serra brevemente le pupille quando la porta si richiude di scatto alle sue spalle. Clic clic clic. La serratura è scattata. 
 
Attraversa l'edificio silenzioso senza soffermarsi né intascare nulla al suo interno, pur restando a bocca aperta davanti ai gioielli e alle pozioni che incrocia. Nulla lo trattiene nel suo tragitto da una stanza all'altra: è solo e la sua ricerca procede indisturbata. 
 
Finalmente, in una stanza squallida e incrostata di polvere, trova una botola nascosta malamente da un tappeto sfilacciato. La semplice serratura è vecchia e arrugginita e per romperla basta l'elsa della spada. L'uomo fischia piano nel vedere la collezione che gli si para davanti: martelli di adra, lame di ossidiana, armature di scaglie di dragone. Scambia la propria spada con un'enorme lama nera intarsiata e prende tutto quello che può. Quando richiude la botola, sente un grido lancinante. Preso dal panico, cerca di fuggire, ma la refurtiva è troppo pesante. Impreca e butta via tutto, tranne la spada, e si arrampica su una libreria per raggiungere una finestra ferrata. Infrange il vetro con la spada e comincia a percuotere le vecchie sbarre di ferro. Le grida in lontananza alimentano la sua disperazione, e le sbarre cadono a terra sferragliando. S'infila nell'apertura lacerando la pelle nuda sul vetro e fugge mentre la lama di ossidiana sulla schiena emette un tenue bagliore nella notte scura.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>80</ID>
      <DefaultText>Vedi i resti bruciati di una stanza, con un uomo al centro. Attorno ai suoi piedi il pavimento è segnato dalle fiamme, dalla sua veste si levano fili di fumo. Ci sono detriti ovunque: scaffali in frantumi, libri strappati e bruciati, sedie sfondate, un tavolo spezzato in due. Ci sono crepe nelle pareti, da un foro nel soffitto entra un debole raggio di luce. Tutte le finestre sono in pezzi; in un angolo del pavimento di pietra, una lampada rovesciata e una piccola pozza d'olio che ancora brucia.
 
L'uomo si guarda intorno e osserva quel che resta della stanza, indugiando per un istante sui cinque cadaveri tra le macerie, arsi, resi deformi e irriconoscibili. Poi si volta verso l'unico superstite, seduto con la schiena alla parete, le gambe e il bacino schiacciati da una pesante trave di pietra. L'uomo morente fissa la trave con occhi vacui mentre un rivolo di sangue gli cola dall'angolo della bocca. L'uomo illeso si sporge verso l'altro, fissandolo negli occhi. "Nessun altro avrà queste conoscenze", dice. L'altro apre la bocca per parlare, ma l'uomo si è già allontanato.
 
Abbassa la mano lungo il fianco e pronuncia una breve formula. Una goccia nera come inchiostro cola dalla sua mano e tocca terra, spandendosi in un anello di energia nera. Quando l'anello circonda l'altro uomo, lo trasfigura: la pelle si fa grigio cenere, la carne si dissecca e rattrappisce. L'anello supera l'uomo e svanisce, e il corpo si disfa in un mucchietto di cenere.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>81</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo con lo sguardo fisso su una coppia che percorre una strada acciottolata. Si sposta in modo un po' troppo evidente e spontaneo, e non perde mai di vista i boccoli scarmigliati di lei, seguendo i due come un'ombra da un palazzo all'altro. 
 
La donna ride in preda all'ebbrezza, la mano intrecciata a quella del suo accompagnatore, un nobiluomo dal naso a punta con un farsetto immacolato troppo piccolo per la sua abbondante corporatura. Mentre avanzano, lei gli si struscia addosso con un'intimità che chiaramente il pedinatore non apprezza: i suoi occhi si riducono a fessure per la rabbia quando la coppia varca una porta riccamente decorata e la mano del nobile scivola nel vestito di lei, che prende ad ansimare e gli si avvicina ancora di più, gemendo.
 
L'osservatore si ferma, le labbra strette, vene gonfie e pulsanti. Scivola lungo la parete, col pugnale in mano, ed esce allo scoperto proprio mentre la donna mordicchia il farsetto del nobile. In pochi attimi è tutto finito. Lui chiude gli occhi, lasciando scivolare il pugnale dalla mano imbrattata di sangue, e si dà alla fuga.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>82</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo a cavallo. È alla testa di una carovana che attraversa un'area poco boscosa e chiacchiera scherzosamente con un altro al suo fianco. I due si somigliano e portano entrambi armatura, spada e arco.
 
Un orlan si avvicina a cavallo, rallentando quando li raggiunge e mettendosi al passo con loro. Riferisce che la strada è libera e che non ci sono pericoli per miglia e miglia. Appena finisce di parlare, una freccia scagliata dal riparo degli alberi gli si pianta nella gola, disarcionandolo. Il cavallo s'impenna e spaventa anche gli altri due, che si muovono di scatto facendo cadere gli uomini. Uno di loro atterra bene e si rialza rapidamente, correndo a cercare riparo nel carro della carovana. L'altro non è altrettanto fortunato: il piede gli s'impiglia nella staffa e la caviglia si torce all'indietro nella caduta. Quando il cavallo si lancia in avanti, la caviglia schiocca facendolo urlare dal dolore. Rotolando, tenta di avvicinarsi al carro.
 
Il carro si ferma e gli uomini della retroguardia, due aumaua, si fanno avanti aggirandolo dall'altro lato. Uno di loro smonta dal cavallo e si avvicina al ferito, tendendogli una mano per aiutarlo. L'altro aumaua prosegue a cavallo, sguainando nel frattempo la spada. Il primo uomo intuisce quello che sta per accadere e tenta di lanciare un avvertimento, ma è troppo tardi. L'aumaua a cavallo sferra un fendente, uccidendo l'altro uomo prima ancora che raggiunga il ferito che tenta di soccorrere. Smonta quindi da cavallo e solleva di nuovo la spada. L'uomo al riparo del carro urla per la seconda volta, incoccando una freccia nell'arco e scagliandola verso il nemico, che ha già trapassato la schiena del ferito con la spada.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>83</ID>
      <DefaultText>Vedi una gigantesca criniera di capelli arancioni incolti: appartengono a un omone con l'aria di sentirsi in trappola nella stanzetta illuminata dalla fiamma di una candela. Una donna corpulenta con un terzo occhio dipinto sulla fronte è seduta davanti a lui. Lo fissa e schiocca la lingua, facendolo alzare. Sovrasta la donna di tutta la testa e oltre, ma in quella stanza è lei a comandare. Chiude gli occhi, tenendogli la mano sul petto, e parla. Vede una creatura piccola e grigia che sfreccia da un punto all'altro, scappando e correndo via. La sta inseguendo, quattro zampe che saltano e schizzano per tutta la stanza senza sosta, fino a che...
 
La donna si mette a ridere, aprendo gli occhi e ritirando la mano. Sentendosi subito in colpa, si scusa ed evita il suo sguardo. L'uomo pretende di sapere cos'ha che non va, qual è la causa del suo strano comportamento. "La tua anima si è divisa prima che nascessi, mio caro", spiega lei sforzandosi di non sorridere. "Metà l'hai avuta tu, e l'altra sembra aver assunto, invece, una natura felina". 
 
Lui si tira indietro, il volto attraversato da una serie di espressioni. Per qualche istante continua ad aprire e chiudere la bocca, poi piega il capo e anche sulle sue labbra inizia ad affiorare un sorriso. Improvvisamente si mette a ridere, piegato su se stesso, con le lacrime che gli scorrono sul volto. Poi si ricompone, la ringrazia e se ne va: il mistero è risolto.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>84</ID>
      <DefaultText>Vedi volti solenni, a centinaia. La cittadina commemora in silenzio il sacrificio di un coraggioso eroe. I suoi compagni attendono di lato, svuotati. Il funzionario racconta come può la loro storia, di come hanno salvato il villaggio, del compagno stroncato dai troll, ma le facce dei sopravvissuti raccontano molto meglio la veridicità del discorso. 
 
Infine, la cerimonia si conclude e gli abitanti del villaggio tornano alle proprie vite. Gli avventurieri indugiano, parlano, ricordano, prima di tornare alla locanda per la notte. Ognuno piange l'amico a modo proprio: lacrime, rabbia, svef, bottiglie rotte. 
 
Il capo del gruppo rimane in silenziosa contemplazione. Passano le settimane, ma continua a parlare poco, lascia la locanda presto e torna a notte tarda, esausto. Finalmente porta gli altri a vedere la sua opera: una statua a dimensione naturale, primitiva ma bella. Gli abitanti la collocano nella piazza mentre il gruppo si allontana, ancora svuotati, ma meno afflitti. La statua li guarda e sorride.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>85</ID>
      <DefaultText>Vedi un terzetto di allegri orlan in abiti pacchiani, che usano i propri strumenti musicali come armi di un confronto a suon di strimpellate dissonanti. Una compagnia di saltimbanchi alle loro spalle salta, balla e gesticola esibendosi in una bizzarra pantomima, i denti affilati che mandano magnifici bagliori. Il più piccolo di loro, che un momento sembra un bimbo e quello dopo un vecchio, con un colpo di reni si mostra oscenamente al pubblico, un sorriso distorto sul volto dagli occhi opachi. Davanti a questo spettacolo, la folla inizia ad agitarsi, scontenta e a disagio. 
 
I guitti proseguono il loro numero, ma non ricevono monete né lodi. Gli spettatori si allontanano turbati, e il sorriso del vegliardo bambino si fa osceno mentre li osserva andarsene.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>86</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna distesa su un grande divano. Prende datteri da una scodella di vetro decorato e distrattamente se li infila in bocca guardando fuori dalla finestra. È scarmigliata, semi-svestita, ogni tanto sbadiglia, apparentemente annoiata da quanto la circonda. La stanza è trascurata quanto lei e sembra che nessuno la pulisca da settimane. Uno strato di polvere ricopre ogni cosa, il pavimento è disseminato di abiti e avanzi di cibo, mentre i mobili sembrano bisognosi di cure e riparazioni.
 
Quando bussano alla porta, la donna emette un verso sommesso e non se ne cura. Afferra un altro pugno di datteri e inizia a lanciarli in aria, uno alla volta, tentando di prenderli in bocca al volo. Spesso li manca e i datteri rimbalzano sul pavimento, formando un anello irregolare intorno al divano. Bussano di nuovo, lei sussulta e manca un altro dattero, che la colpisce in fronte prima di rotolare via. Grugnisce e guarda la porta, espirando nervosamente dal naso. Dall'esterno della stanza proviene un urlo smorzato e distante.
 
Si rotola su un lato, dando le spalle alla porta, e si copre la testa con un cuscino, nel tentativo di isolarsi dal rumore. Rimane così per dei minuti, finché lentamente le si chiudono gli occhi e si addormenta. La porta si apre e qualcuno entra nella stanza, avvicinandosi esitante al divano. Con riluttanza allunga un braccio e le tocca una spalla, scuotendola delicatamente. Il cuscino le cade dalla testa e lei si rivolge all'uomo con un'espressione di sfida. "Mia signora", dice inginocchiandosi, "abbiamo bisogno del vostro aiuto".
 
La donna sbuffa, alza gli occhi al cielo e fa per alzarsi. Afferra un pugno di datteri e cammina per la stanza, masticando rumorosamente.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>87</ID>
      <DefaultText>Vedi una radura nella foresta; la nebbia spiraleggia tra le erbacce nell'aria fredda del mattino. La serenità della scena viene interrotta di tanto in tanto da un tenue rumore che riecheggia nel silenzio. Una donna sbuca dagli alberi e si ferma, stendendosi a terra. Striscia lungo il bordo della radura e si accovaccia vicino a un albero. Si guarda intorno furtiva, aguzzando l'udito nella luce albeggiante. Si appiattisce di schiena contro la pianta, e si prepara allo scatto.
 
Dalla distanza proviene un altro rumore, un fruscio nella vegetazione. La donna si lancia in avanti, rimanendo china il più possibile. Si porta una mano alla gola e produce un suono, un acuto richiamo per uccelli, che tuttavia sembra venire da lontano. Alle sue spalle, vicino all'origine del fruscio, un breve grugnito muta subito in silenzio. Si tuffa in un grande cespuglio al limite di una fila di alberi, tenendo giù la testa e strisciando in silenzio tra foglie e ramoscelli. Si posiziona tra i cespugli, rivolta nella direzione da cui è venuta. Alza di nuovo la mano, questa volta imitando uno stelgaer, e indirizzando un ruggito alle spalle degli uomini che non riescono a individuarla. Più voci rispondono al richiamo, tutte in preda al panico, tutte in avvicinamento, accantonando ogni proposito di cautela.
 
Dietro a un cespuglio, la donna indietreggia leggermente e si accovaccia. Estrae un arco da dietro le spalle, assume la posizione di tiro e attende l'arrivo dei suoi predatori.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>88</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo massiccio che esamina una locanda fatiscente; sembra quasi piccolo in confronto al venditore aumaua con cui esplora il locale una volta così fiero. Le pareti e tutte le altre superfici sono coperte di macchie e Wael solo sa cos'altro. Non c'è nulla di integro, e le lenzuola rosicchiate dalle tarme, il cibo in decomposizione e la spazzatura testimoniano un passato di occupazione abusiva. 
 
L'uomo aggrotta le sopracciglia mentre analizza le stanze. L'aumaua gli fa un'offerta finale scoprendo gli enormi denti minacciosi e troppo bianchi a ogni sillaba. Con un sospiro e un tintinnio di monete, l'uomo consegna il borsellino per acquistare la locanda pericolante e comincia a fare progetti.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>89</ID>
      <DefaultText>Vedi una birra bevuta a metà farsi strada colante verso la sua bocca, rovesciandosi su macchie di cibo consumato tempo fa. Gli occhi opachi guardano la rissa dall'altra parte della stanza, che acquista sempre più vigore man mano che si diffonde nel locale. Mormora al barista di portargli un'altra birra e vuota il bicchiere, girandosi verso la parete. Estrae un ritratto dalla tasca, il dipinto di un bambino dai capelli castani e gli occhi verdi, e lo tiene sopra una candela, senza che bruci. 
 
Dopo varie altre birre si mette a cantare. Nel locale, che ormai è un cumulo di sedie sfasciate e orgogli feriti, tutti si mettono brevemente ad ascoltarlo prima di riprendere a bere, consumare svef e conversare. L'intero locale percepisce il suo dolore: la tristezza della sua storia si riflette nei dolori di ognuno. Quando smette di cantare, un silenzio palpabile aleggia nell'aria fumosa, fra il sudore e il fetore acidulo dei respiri impregnati di birra. È lui il primo a spezzare il silenzio, ordinando un giro di birra per tutti. Il brusio delle varie conversazioni si riattizza e riprende, ma l'allegria è ormai frenata da ricordi e pensieri lontani.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>90</ID>
      <DefaultText>Vedi un cerchio di persone intorno a un carro. Sono come ipnotizzate da una spada che traccia un grande arco leggiadro in aria. Un uomo la impugna e la passa da una mano all'altra con fare rilassato, facendola danzare per il pubblico. La lancia in aria, fa una piroetta, poi tende il braccio all'indietro per afferrarla. La folla applaude con emozione e qualcuno rimane perfino senza fiato, sicuro com'era di stare per assistere a una tragedia.
 
 </DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>91</ID>
      <DefaultText>Vedi un bambino sgattaiolare su per la rampa di un'enorme nave dalle vele nere con un grande sorriso che gli spacca le guance frustate dal vento. La nave è semivuota, visto che l'equipaggio è andato a bere per festeggiare il bottino. Il ragazzino evita facilmente le guardie ubriache che giocano a carte sui ponti più alti, scambiandosi storie di conquiste che il piccolo non può ancora capire, e s'infila giù per le scale. I ponti inferiori sono immersi nel silenzio e la sua esplorazione è accompagnata solamente dal delicato sciabordio dell'oceano sullo scafo e dai suoni attutiti dei suoi piedi emozionati che corrono di cassa in cassa per sbirciare. Quando sente dei passi, il ragazzino sussulta e si nasconde dietro a un mucchio di sacchi. Il rumore finalmente si allontana, ma lui è già addormentato... e la nave prende vita mentre l'equipaggio ubriaco salpa a rotta di collo con un clandestino involontario.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>92</ID>
      <DefaultText>Vedi un paio di stivali in cuoio lucidati a perfezione e un pizzetto tenuto impeccabilmente: appartengono a un uomo dal naso leggermente adunco, con un sorriso maligno e gli occhi socchiusi. Abbassa il cappello piumato per salutare un mercante quando gli passa accanto, stringendo nel pugno un pezzetto di pergamena, le dita affusolate macchiate d'inchiostro. Sembra conoscere quasi tutti i mercanti del luogo e si ferma ad attaccar discorso con alcuni, rivolge cenni di saluto ad altri e con una ristretta cerchia si mette persino a trattare sul prezzo di merci di poco valore, sempre sorridendo, scoppiando a ridere e scambiando battute. Si avvicina a un'aumaua corpulenta, il volto contratto in un sorriso pietrificato, e scherza sul tempo. Mentre risponde alle sue facezie, le gli passa con discrezione alcune monete d'oro. Quando si allontana, l'uomo non ha più la pergamena in mano e il suo sorriso è molto più spontaneo. Si tocca il cappello per salutarla, facendo l'occhiolino, e si allontana col passo animato da un'energia nuova.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>93</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna che svuota la borsa sul letto per controllare il suo inventario. Pozioni, bende, tinture ed erbe vengono disseminate a casaccio per la stanza. Si morde il labbro e inclina la testa con aria pensosa. Comincia a rimettere le cose in borsa una alla volta, con ponderatezza e mani tremanti. Ogni oggetto ha un posto chiaramente delimitato ma, comunque li sistemi, non è mai contenta del risultato. Il tremore peggiora mentre svuota di nuovo la borsa portando una mano alla bocca. Le lacrime le spuntano dagli occhi quando rinuncia a ogni traccia di ordine e ficca tutto in borsa alla rinfusa per poi precipitarsi fuori dalla casa vuota. 
 
Raddrizza la schiena e alza il mento mentre si dirige al porto, ma ha gli occhi arrossati e severi. Un giovane elfo allampanato le fa le condoglianze, ma lei è troppo concentrata sull'oceano di fronte a sé. Gira per le banchine offrendosi come dottore a chiunque la ascolti, a chiunque sia pronto a partire alla prima alta marea. Dopo meno di un'ora, guarda la propria infanzia scomparire in lontananza, su quell'isola che è solo un puntino, e cerca di non saltare.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>94</ID>
      <DefaultText>Vedi un ragazzino ossuto e incatenato che fissa con le orbite nere una parete, senza vederla. Un uomo avvolto da un cappotto scuro entra nella stanza con in mano una penna d'oca dalla forma insolita e una pergamena. Il ragazzino lo guarda impassibile, come un cadavere che aspetta di essere rianimato. L'uomo fa schioccare la lingua con chiara disapprovazione, ma il bambino resta immobile, con le braccia lungo i fianchi. L'uomo prende il calamo e comincia a ricopiare i simboli spigolosi e netti della pergamena sul petto del ragazzino. Questi nemmeno sussulta mentre la penna gli scava le carni facendolo sanguinare. Il mago finisce con un gesto plateale e tuona un comando arcano che fa brillare fiocamente i simboli. Il bambino grida e crolla in ginocchio sul pavimento di pietra col petto che brucia, rosso e nero di sangue e inchiostro. Si accascia di lato in preda alle convulsioni e rovescia gli occhi. Il mago borbotta e gli colpisce la gamba con un calcio mentre se ne va. Il ragazzino resta disteso sul pavimento fino all'alba, con gli occhi ancora neri come due fori, e le convulsioni si fanno sempre più violente.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>95</ID>
      <DefaultText>Vedi l'interno di una piccola bottega poco illuminata. Gli scaffali sono colmi di mercanzia di ogni genere, da oggetti comuni a merci più esotiche. L'uomo passa in rassegna gli scaffali, sorridendo e toccando affettuosamente gli oggetti. Solo nella bottega, si fa strada tra le file di mensole.
 
Si ferma di fronte a una vetrinetta che contiene un modello di una grande viverna, con una targa che ne descrive l'habitat naturale, le abitudini alimentari e i rituali di accoppiamento. L'uomo avanza da un espositore all'altro, dando un'occhiata a ciascuno. Getta uno sguardo fuori dalle vetrine e vede il sole emergere dal profilo degli edifici. Gli avventori passeggiano per il mercato, sostano nelle botteghe e accanto alle bancarelle in cerca di un buon affare.
 
Accanto alla porta d'ingresso, l'uomo si volta verso l'interno e sorride di nuovo. Poi toglie il chiavistello e spalanca la porta, lasciando entrare il brusio del mercato.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>96</ID>
      <DefaultText>Vedi una lunga strada deserta che separa due vasti campi coltivati. C'è silenzio nell'aria del primo pomeriggio e la campagna sembra troppo tranquilla per l'ora. La donna percorre lentamente la strada tenendo un cavallo per la briglia e si guarda intorno curiosa. Sente che qualcosa non torna, ma non sa bene cosa.
 
Si ferma ad annusare con il naso in aria. Corruga la fronte e si guarda intorno alla ricerca di qualcosa. Il cielo è limpido e senza nuvole. Annusa di nuovo, continua a guardarsi intorno, col volto confuso, e pronuncia un'unica parola: "Fuoco?".
 
Guarda oltre i campi e la confusione si trasforma in paura. Alza la mano per riparare gli occhi dal sole e scruta di nuovo i campi. Non avendo trovato quello che cercava, salta in groppa al cavallo, ormai in preda al panico. Dà di sprone e il cavallo si lancia al galoppo lungo il sentiero che curva dietro ad alcuni alberi, verso il luogo in cui dovrebbe trovarsi la fattoria.
 
Ferma il cavallo e, col volto inorridito, fissa le rovine fumanti della casa della sua famiglia. I suoi occhi traboccano di lacrime mentre sprona di nuovo il cavallo per lanciarsi verso le macerie.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>97</ID>
      <DefaultText>Vedi un vecchio nano che conta monete dietro la sudicia finestra di un negozio, i capelli lucidi di unto e di sudore, le labbra strette che scattano di tanto in tanto in un sogghigno. Sul tavolo sono sparpagliate le offerte del giorno: dozzinali gioielli ossidati, un coltello chiazzato che poggia in equilibrio precario sul bordo e altro. Un fremito anima il suo naso mutilato all'ingresso di un cliente: un giovane nobile scarmigliato a cui le sventure della vita hanno macchiato il farsetto un tempo candido. Getta gli occhi dietro di sé in cerca d'inseguitori, poi rovescia sul tavolo il contenuto della sua sacca. Il nano si sporge in avanti, rovistando tra l'argenteria e le coppe. Scuote ostentatamente la testa con un sogghigno beffardo e respinge gli oggetti verso l'uomo che inizia a pregare e supplicare, roteando gli occhi in preda al panico e chiedendogli qualcosa, qualunque cosa, anche solo pochi pezzi d'argento. Il nano lo occhieggia con malizia e getta sul tavolo tre pand di rame. Il giovane nobile, disperato, si strappa dal dito un anello con sigillo suscitando nel nano una delizia che fatica a contenere. Al mucchio viene aggiunta qualche altra moneta e l'uomo, sconfitto, esce dalla bottega imprecando ripetutamente sottovoce. Il nano decrepito sorride pensando alla propria fortuna mentre esamina il bottino e si toglie un pezzo di cibo dai denti troppo appuntiti.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>98</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppo di giovani radunati in piedi attorno a un bersaglio di tiro improvvisato. In mezzo a loro, un uomo illustra come si costruisce e si utilizza un arco. Lo tiene alto, indicandone le varie parti mentre prosegue nella spiegazione. Quindi si allontana dal bersaglio, intimando agli altri di non muoversi, e si posiziona a circa 60 metri. Prepara accuratamente il tiro, spiegando ogni singolo passaggio e infine scocca la freccia che colpisce in pieno il bersaglio, nello stupore ed entusiasmo generale.
 
Sorride e, mentre cammina verso i ragazzi, disquisisce di posizione corretta e impugnatura più efficace. Dalla fila di alberi vicina si ode un rumore. L'uomo si ferma e scruta la vegetazione, strizzando controsole i suoi occhi blu. Un'ombra si muove, facendosi strada attraverso la foresta. Lui estrae una freccia e prepara il tiro, seguendo con attenzione il movimento della creatura nascosta. Scocca una freccia. Non perde tempo e ne afferra un'altra. I ragazzi la osservano volare e perdersi nella foresta. Improvvisamente, la vegetazione si squarcia e un cervo spunta dalla fila di alberi, proseguendo di corsa lungo il margine della radura. I ragazzi ridono, schernendo l'uomo per il pessimo tiro. Si zittiscono quando vedono che non abbassa l'arco e segue verso il cervo con la freccia già incoccata. Si gettano a terra, e la vedono volare dritta in mezzo alle spalle del cervo, trapassando cuore e polmoni e uccidendolo quasi sul colpo.
 
I ragazzi fissano il cervo per qualche secondo, quindi, lentamente, si voltano verso l'uomo, con gli occhi colmi di un nuovo rispetto. Ancora una volta lui sorride, tirando un silenzioso sospiro di sollievo.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>99</ID>
      <DefaultText>Vedi una donna alta, curva sul suo bicchiere, seduta da sola in una sudicia locanda. I pochi avventori hanno cura di lasciarla sola, e si tengono ben distanti quando le passano davanti. Persino il locandiere evita il suo sguardo mentre continua a servirle un bicchiere dopo l'altro, ma lei non sembra accorgersene. 
 
Ad accorgersi di lei invece è un uomo che entra con fare spavaldo. Rivolgendo un cenno imperioso del capo verso l'oste, si siede accanto alla donna, chiaramente interessato alle sue forme prosperose. Lei gli volta le spalle; lui, però, insiste e allunga una mano per toccarle il ginocchio. Pochi attimi dopo è steso a terra, immobilizzato e sconvolto, e cerca di rialzarsi, ma la scarpa che lei gli tiene sulla gola glielo impedisce. La donna inarca un sopracciglio con sguardo vacuo mentre lui implora pietà farfugliando. 
 
Quando lei lo lascia andare per tornare al suo bicchiere è ormai paonazzo, e indietreggia rapidamente per lasciare la stanza, guardandosi attorno offeso e umiliato. Gli altri avventori scuotono la testa con l'aria di chi la sa lunga.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>100</ID>
      <DefaultText>Vedi un alto stendardo con l'emblema di un sole nascente che ondeggia pigramente al vento: è l'avanguardia di un gruppetto di paladini. Aleggia un'atmosfera di ottimismo, seppur controllato, e le armature non mostrano ancora i segni delle intemperie: è una spedizione nuova e appena partita, ancora zelante e piena di entusiasmo. Il comandante alla loro testa porta l'armatura completa con un certo impaccio, ma avanza con passo deciso. Non sorride, nonostante l'esaltazione dei compagni: ha le labbra un po' oblique e un'espressione severa. Alza una mano per fermare i suoi soldati: tra loro scende un silenzio che rende udibile un rombo di tuono potente e profondo. Dà l'ordine di preparare le armi e di scaglionarsi. Gli sguardi sfrecciano da una parte all'altra dell'orizzonte, le teste si voltano cercando l'origine del rumore.
 
Polvere e fulmini si sollevano dal suolo in lontananza, mentre al di sopra nubi infernali corrono verso di loro. I soldati restano in posizione, il nervosismo tradito solo dal ritmo irregolare del loro respiro. Il comandante chiude gli occhi richiamando una benedizione sui soldati che, sentendosi rinvigoriti e invincibili, restano in attesa che il nemico si avvicini in assetto da guerra.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>101</ID>
      <DefaultText>Vedi l'uomo inginocchiato, nudo, accanto a un altare al centro di un'ampia sala rotonda. Al capo opposto si erge un trono imponente. Lo schienale e due dei piedi sono spezzati: il trono è inutilizzabile, in equilibrio precario sul piedistallo. Figure avvolte in vesti nere attorniano la stanza, riempiendola con il loro sommesso salmodiare.
 
Sull'altare, dall'altro lato del braciere, un'altra figura avvolta in una veste regge in mano un tomo rilegato in cuoio e segnato dal fuoco. Parla all'uomo nudo di fedeltà, dedizione e legge, poi ordina all'altro di alzarsi e gli porge il libro, sopra i carboni ardenti del braciere. L'uomo nudo annuisce e l'uomo con la veste lascia cadere il libro tra le braci. L'uomo nudo poggia un ginocchio a terra e poggia per un istante la fronte contro il bordo del braciere, poi si alza e affonda entrambe le mani tra i carboni roventi. Recupera il libro e lo offre con gesti lenti alla figura dinanzi a lui. L'altro sfrega il pollice sulla cenere che si è raccolta sulla copertina del libro e la usa per tracciare un marchio sulla fronte dell'uomo nudo, sopra alla pelle ustionata.
 
L'uomo nudo china il capo e sussurra: "Sono stato bravo, papà?". L'altro annuisce, paziente.
 
L'uomo nudo guarda il trono con occhi da fanciullo. "Hai visto, mamma?"</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>102</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che discute con un elfo, all'apparenza un supervisore. L'uomo, piuttosto confuso, parla della sua paga giornaliera e afferma che gli spetta molto più di quanto stia ricevendo. L'elfo sorride accondiscendente e spiega nuovamente le ragioni della differenza, gesticolando e citando una serie di numeri così rapidamente da sembrare inventati.
 
Più l'elfo parla, più l'uomo sembra confuso. Quando l'elfo accenna a pagare il lavoratore, viene interrotto da una voce che gli intima di rifare i calcoli. I due si voltano e vedono un uomo anziano dall'aria adirata, che si avvicina a spada sguainata. Con voce dura, gli ordina di pagare tutto il dovuto. L'elfo tenta di protestare, ma l'uomo fa balenare la spada verso l'alto, tagliando di netto il sacchetto alla sua cintura, che si riversa a terra con un tintinnio sommesso. Senza distogliere gli occhi dall'elfo, il vecchio intima all'uomo di raccogliere il sacchetto e tenerlo come pagamento.
 
Una volta assicuratosi che l'uomo più giovane abbia preso le monete, il vecchio si rivolge di nuovo all'elfo: "Non provarci mai più", gli ordina con un altro colpo di spada. La camicia dell'elfo viene lacerata diagonalmente dalla spalla al fianco e i bordi si tingono di rosso. L'elfo urla ritraendosi, poi tenta di sfoderare il pugnale che porta al fianco. Il vecchio gli colpisce il polso di piatto con la lama, poi gliela punta sotto il mento scuotendo la testa. L'elfo cambia idea e si dà alla fuga.
 
Infine, il vecchio si volta verso l'uomo più giovane: "Io e te dobbiamo parlare".</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>103</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo in piedi sul terreno macchiato di sangue. Il sudore gli scorre sulla fronte e sulle guance, mescolandosi alla polvere e al sangue rappresi intorno alla sua bocca. Respira in modo profondo e regolare, in sintonia con il rumore della folla esultante sugli spalti intorno a lui.
 
Lasciando cadere lo spadone al suolo con un tonfo sordo, osserva finalmente il suo ultimo avversario. Socchiude gli occhi studiando l'ambiente e valutando la concorrenza. In pochi secondi, l'avversario viene squadrato e liquidato come innocuo. Sorride rivelando denti affilati, tra cui sono ancora incastrati brandelli di carne dell'avversario precedente. Sputa come a voler salutare il guerriero che si avvicina lentamente, poi sorride di nuovo e gli fa cenno di affrettarsi.
 
Le acclamazioni del pubblico, ora ancora più rumorose, creano un ritmo ipnotico che accelera il suo respiro affannato. L'avversario scatta in avanti, roteando la mazza in un arco laterale diretto su di lui. Non fa nulla per evitare il colpo, ma si volta semplicemente di spalle per riceverlo. La mazza lo colpisce dritto sulla spalla sinistra e lui lancia un urlo euforico. Voltandosi, afferra il polso del guerriero e lo strattona verso l'esterno, slogandogli la spalla con un rumoroso strappo. All'urlo di dolore dell'avversario, l'uomo ride in modo forte e secco, quasi un latrato. Senza lasciare la presa sul polso, gli afferra il gomito con l'altra mano e lo tira verso di sé, piegandogli il braccio al contrario. Quando lo schiocco echeggia nell'arena, il lamento si trasforma in un urlo di immenso dolore.
 
Lasciando la presa sul braccio ormai inservibile, afferra l'avversario per le spalle e lo stringe forte per finire il lavoro sull'arto slogato. Il pubblico, ormai esploso in un boato, ripete all'infinito la stessa parola: "Azzanna!". L'uomo sorride un'ultima volta e scopre i denti per dare alla folla ciò che chiede. Fa scattare la testa in avanti e affonda i denti nel collo dell'avversario, assaporando il sangue che gli scorre sulle labbra e nella bocca. Questa è la sua vocazione, questa è la sua stessa essenza.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>104</ID>
      <DefaultText>Vedi un nano dalla barba arruffata e lucida per la pioggia e il fango. Stringe i denti contro il vento e chiude il mantello. Marcia in formazione insieme ad altri ventuno mercenari con lo stesso stemma. Sono coperti di fango e sporcizia, sembrano stremati, hanno le spalle curve e deboli. Non parlano mentre avanzano raccolti in un cerchio irregolare. La loro guida, un orlan dall'aria importuna, gesticola e li conduce tra le strade fradice verso un edificio cadente. Il soffitto è in parte crollato, ma la porta è così perfetta che il gruppo esita. L'orlan sbraita, agitato. I mercenari formano un cerchio serrato. Qualcosa non va. Improvvisamente, zoccoli, spari. Sono stati traditi. 
 
Il combattimento è rapido ed efficiente. Il sangue dei mercenari macchia il selciato mentre i soldati radunano i nemici superstiti. Un cavallo s'impenna all'improvviso e colpisce il nano in testa. Questi cade subito con l'orecchio che gocciola sangue. I soldati non se ne curano: hanno portato a termine la missione.
 
Cala il buio e i cadaveri s'irrigidiscono. La pioggia ha quasi finito di lavare le strade quando il nano apre appena un occhio con un lamento. Riesce a rimettersi in piedi e si porta la mano alla testa. Lascia il mantello a terra, con lo stemma rivolto al cielo, e si allontana lentamente.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>105</ID>
      <DefaultText>Vedi un gruppo di persone piegarsi dal ridere mentre una donna dagli occhi birichini racconta la sua ultima avventura che ha visto come protagonista un troll insolitamente impacciato. Ha già il controllo completo del pubblico quando butta lì la battuta finale, e anche i pochi che ancora non stavano sorridendo scoppiano a ridere. Si inchina platealmente con un sorriso perfido e si dirige verso il bar, seguita subito da una legione di ammiratori ansiosi di comprare il suo affetto con un drink. Li respinge tutti, ma nessuno se ne va senza un sorriso. Si gode una bevanda, soddisfatta, e comincia ad abbozzare il suo prossimo spettacolo, divertita dalle proprie battute.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>106</ID>
      <DefaultText>Vedi uno xaurip crollare al suolo con un gorgoglio soffocato, la gola trafitta da una lama. Un uomo alto, in armatura nera, se la ripulisce sul mantello prima di lanciarsi verso la guardia successiva. Il secondo xaurip viene abbattuto in un lampo, poi il successivo e quello dopo ancora. Alla fine un esploratore lo vede e lancia un grido. Fra un passo e l'altro, l'uomo s'infila il coltello nello stivale con disinvoltura ed estrae due spadoni, decapitando allo stesso tempo lo xaurip più vicino. Non emette alcun suono, a parte il rapido sibilo delle lame che trapassano un mostro dopo l'altro finché una non si conficca nel cranio di una creatura particolarmente coriacea. Non riuscendo a liberarla, lascia andare l'altra spada e mette mano al libro degli incantesimi. Dal palmo gli erompe un cono di fiamme, che vaporizza dolorosamente la pelle di tre xaurip vicini e fa disperdere gli altri. 
 
La terra inizia a tremare e la sua superficie è squarciata da spuntoni di roccia, richiamati dall'attacco di una vicina alta sacerdotessa xaurip. Ma non fa in tempo a colpire l'uomo che, sotto l'effetto di un incantesimo, balza da una parte all'altra a una velocità incredibile, assalendo con la spada e la magia gli xaurip restanti. Con la fronte imperlata di sudore, l'uomo invoca un'enorme sfera ignea e la scaglia a tutta velocità verso l'alta sacerdotessa e i suoi ultimi seguaci, incenerendo ogni cosa sul suo passaggio. 
 
L'uomo cade in ginocchio, ansante, con quasi venti xaurip morti attorno a sé. Nell'istante in cui comincia a rialzarsi, la terra riprende a tremare ancora una volta. Due volte. Tre. Un rumore di passi colossali, poi si tuffa dietro uno spuntone roccioso, il mantello raggiunto da una fiammata di risposta. Il drago si è accorto di lui.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>107</ID>
      <DefaultText>Avverti una strana dicotomia nell'anima della donna, un confine innaturale tra due volontà opposte.

La vedi attardarsi a lato della strada e consegnare qualcosa al conducente di un carro fermo. Le erbe, gli dice, dovrebbero aiutare il suo gruppo a guarire e ne potrà trovare altre lungo la strada. Le foglie dal bordo seghettato sono facili da individuare, ma dovrà far bene a evitare quelle con le bacche verdi: sono di una varietà diversa e velenosa. Lui la ringrazia e le offre qualche moneta, ma lei rifiuta con un gesto, spiegando che non fa altro che seguire i precetti del suo Ordine. Lui annuisce e prosegue lungo la strada, masticando con voracità le foglie.

Ora vedi la donna perlustrare il ciglio della strada, mentre il carro è poco più avanti: sono i suoi ricordi di poco prima. Posa lo sguardo su una pianta dalle foglie seghettate e dalle bacche verdi. Staccando le bacche una per una, ne raccoglie diverse manciate prima di gettarle a terra. Con un rapido movimento dello stivale, le spazza via dalla strada e tra i cespugli, senza nemmeno guardare, come se volesse nasconderle alla sua stessa vista; poi avanza a grandi passi verso il carro, con le mani tese.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>108</ID>
      <DefaultText>Vedi una folla di persone radunata nella sala comune di una spaziosa locanda. Un uomo sta conversando con qualcuno al centro della sala. Sorride e scambia battute cordiali con tutti, passando agilmente da un avventore all'altro e da una conversazione all'altra.
 
Bacia la mano di una dama ben vestita, avvicinandola a sé e poi restituendola al suo accompagnatore con una piroetta. Passa a un altro gruppo, ridendo a una battuta con una calorosa pacca sulla spalla, e poi sparisce di nuovo. Scivola da un avventore all'altro, da un abbraccio a una stretta di mano, senza mai fermarsi. Quando sembra alla fine aver raggiunto il limite, si accommiata con gran dispiacere di tutti.
 
Sorride e saluta con la mano mentre si allontana e chiude la porta con un elegante inchino. Una volta allontanatosi dalla locanda, toglie una serie di oggetti da una tasca nascosta della giubba e li osserva uno dopo l'altro: una collana, una spilla, un paio di borsellini e un piccolo gioiello. Sorridendo e camminando senza meta, conta rapidamente le monete sul palmo della mano. Incrocia un mendicante che chiede l'elemosina porgendogli una ciotola. L'uomo si ferma, sorride al mendicante e versa tutte le monete al suo interno. Poi se ne va, fischiettando felice.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>109</ID>
      <DefaultText>Vedi una bambina, legata alla parete da una pesante catena al polso, che strofina una piastrella del pavimento con meticolosa lentezza. La macchia è scura, pesante, ma lei strofina per ore, senza far caso al passare del tempo né al sorgere della luna. Lei strofina, col piccolo viso asciutto e indurito.
 
Una volta finito, la cucina è rimessa a nuovo e pronta ad accogliere un'altra giornata, ma lei ha ancora da fare. Si avvicina al corpo nell'angolo, tremando. I suoi occhi vanno allargandosi ancora di più mentre infila la mano in una tasca, in cerca di una libertà che arriva sotto forma di una chiave. 
 
Mentre corre verso il mare e il porto in lontananza, non fa caso al sangue che le chiazza la camicetta o agli sguardi della gente.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>110</ID>
      <DefaultText>Vedi una stanza buia, inquietante, fitta di fumo di incenso. Al centro si ergono due figure, dedite a una specie di rituale fatto di movimenti lenti, precisi e ponderati. Un uomo replica le azioni di un altro più anziano, che evidentemente sta insegnando al più giovane come eseguire il rituale. Gli ordina cosa fare, ne corregge le imperfezioni e lo rimprovera quando sbaglia. Osservando i movimenti del giovane, sembra quasi che commetta intenzionalmente degli errori, con quali intenzioni non è possibile dirlo. Con il procedere del rituale, il maestro è sempre più irritato con il giovane. Lo incalza, lo riprende e inizia a sgridarlo a muso duro.
 
Forse è questo che il giovane stava aspettando.
 
Il giovane approfitta della distrazione del maestro. Posato l'incensiere che impugnava, rivolge lo sguardo all'anziano, concentrandosi completamente sul bersaglio. Un lampo di energia schizza dagli occhi del giovane in direzione del maestro, che si leva in piedi barcollante con gli occhi bianchi come latte. Il giovane tiene lo sguardo fisso sull'anziano, girandogli lentamente intorno con aria delusa. Si ferma, e si rivolge con sdegno a quegli occhi bianchi. "Tutto qui?", bisbiglia, guardando il maestro dall'alto in basso. "Come ho potuto credere che tu avessi qualcosa da offrirmi?". Quindi socchiude gli occhi e torce il capo da un lato prima di dare le spalle all'anziano e allontanarsi dalla stanza ad ampie falcate. Una nebbia azzurra fuoriesce dagli occhi e dalla bocca del maestro, avvolgendone il corpo con sinuosi viluppi. Scende lungo le braccia, si fa strada verso l'addome e poi giù per le gambe. La nebbia accelera, sempre più luminosa e sempre più rapida a circondare il corpo del maestro. La velocità cresce fino a che non sembra neanche più nebbia, ma un bozzolo scintillante che ingloba il corpo del vecchio. Un debole ronzio si spande dalla nebbia, ogni secondo più forte e impetuoso. Il giovane si ferma sulla porta, rivolgendo all'anziano uno sguardo privo di stupore. Con un sibilo, l'aria attorno al maestro prende fuoco, ed egli con essa. L'odore della sua stessa carne che arde lo strappa alle visioni e un grido gli erompe dai polmoni. Il giovane restituisce le spalle, impassibile, e se ne va, lasciando inascoltato il grido di morte del suo maestro.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>111</ID>
      <DefaultText>Vedi una mano rattrappita e ferita, infilzata al suolo da un paletto di ferro ricurvo. Il sangue ricopre il pavimento e gocciola da mobili e pareti. Un uomo solleva lo sguardo dal cadavere su cui è piegato e contempla la carneficina che ha portato nella casa in cui ora si aggira.
 
Quattro cadaveri bendati giacciono sul pavimento: una donna, due giovani uomini e una ragazza. Hanno le gambe legate ed entrambe le mani fissate al pavimento da paletti. L'uomo solleva la benda della donna e inizia a farle qualcosa agli occhi. Tira fuori un piccolo coltello e le ricopre gli occhi, dando qualche colpetto alla benda. Si rialza e si guarda intorno, apparentemente soddisfatto dal suo operato. All'improvviso sente qualcuno avvicinarsi alla porta e il suo respiro accelera. Quasi elettrizzato, sobbalza e corre a nascondersi nell'ombra verso il fondo della stanza. Dal suo punto d'osservazione, nota che i corpi sono perfettamente allineati in direzione della porta, con le braccia spalancate come a dare il benvenuto al padrone della casa.
 
Mentre la porta si apre, l'uomo estrae lentamente dalla cintura un altro paletto, leccandosi le labbra nell'attesa.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>112</ID>
      <DefaultText>Vedi una casa arredata in maniera semplice, scaldata dal fuoco della cucina acceso all'altra estremità. Un uomo siede su una poltrona dallo schienale alto, con un bambino in braccio, e legge un libro. Sorride e indica le varie parti delle figure sul libro, facendo domande al bambino. Solleva lo sguardo e una donna si avvicina alla pentola sul fuoco, mescolandone il contenuto. Getta qualche carota nel recipiente, mescola ancora, poi si alza e si volta verso l'uomo. Gli dice qualcosa e si china verso di lui per baciarlo. In quel mentre, bussano alla porta.
 
L'uomo fa per alzarsi, ma la donna gli fa cenno di restare seduto. Si avvicina alla porta e getta uno sguardo dalla finestra, ma fuori è già troppo buio per vedere qualcosa. Solleva il chiavistello e apre la porta a un uomo alto e allampanato, con uno strano sorriso.
 
Dopo un rumore di carne lacerata, la donna crolla a terra con un flebile lamento mentre una pozza di sangue la circonda rapidamente. L'uomo sulla poltrona balza in piedi, afferra il figlio e si frappone tra il bambino e l'uomo alla porta, che scavalca il cadavere ed entra. "Galark ha giurato che avresti provato un dolore pari al suo", dice l'uomo con noncuranza, mentre altri quattro entrano alle sue spalle. "A quanto pare, per te è giunta l'ora di pagare".</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>113</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo solitario in un campo. Si guarda intorno, esaminando le colture, e di tanto in tanto si curva per studiare una foglia da vicino. È completamente assorto nel suo lavoro quando un altro uomo gli si avvicina alle spalle. Si muove lentamente, ma non fa nulla per nascondersi. Tiene in mano una grande spada, ma il suo comportamento non tradisce malvagità né odio. Sembra anzi quasi compiaciuto.
 
Il primo uomo lo sente arrivare e si raddrizza, distogliendo lo sguardo dalla pianta che esaminava. Sorridendo, allarga le braccia per dare il benvenuto all'uomo che si avvicina. Il sorriso gli si congela sul volto quando la lama della spada lo colpisce allo stomaco, trapassandolo da parte a parte. Le braccia gli ricadono ai fianchi e il sangue inizia a gocciolare sulle piante.
 
Mentre il primo uomo si accascia sulle ginocchia, il secondo estrae la spada. Una lacrima gli riga lentamente il volto ancora sorridente.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>114</ID>
      <DefaultText>Vedi un turbine di candidi capelli arruffati e un bastone del ghiaccio-fuoco incandescente prima ancora di poter scorgere l'uomo, animato da una fredda ferocia. Mastica con lentezza una mela avvizzita, scatenando un incantesimo dopo l'altro addosso alla folla di paesani che si fanno largo urlando verso di lui. Mentre avanza con calma, ignorando sia le frecce che le imprecazioni, dal naso emette una fiamma gelida e semi di mela gli schizzano da un angolo della bocca. Con un preciso movimento del bastone, un proiettile di energia trapassa il petto di un aggressore, e poi un altro. 
 
Con un ruggito lacerante si lancia in mezzo alla calca, seminando distruzione con la sua arma. Una mano si allunga verso di lui, implorante, ma ben presto ricade ignorata. 
 
Su tutto scende il silenzio quando lo straccione raccoglie la propria ricompensa: un cesto di pere, che mangia canticchiando.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>115</ID>
      <DefaultText>Vedi un'alta figura che cammina da un'estremità all'altra di un tappeto, le dita che si contraggono per l'irritazione. Il frastuono della battaglia si avvicina sempre più, serpeggiando tra grotte e corridoi, oltrepassando porte e soldati, e intanto il mago continua a camminare avanti e indietro. Spalanca con forza la porta e attraversa a grandi passi la grotta riadattata, togliendo pergamene dagli scaffali e facendosi porgere pozioni dai soldati terrorizzati. Scosta una sedia rovesciata con un calcio e torna nella sua stanza, dove si mette a camminare avanti e indietro e inizia a prepararsi. Man mano che il nemico si fa più vicino, inizia a lanciare un incantesimo dopo l'altro: difese, potenziamenti, trappole. Irrompono nella stanza, roteando spade e scagliando frecce, proprio mentre sta trasformando la sua pelle in metallo. "È l'ultima occasione per ripensarci", dice lui. In risposta, una freccia gli passa sibilando accanto alla testa. Emette un sospiro e poi inizia il suo assalto, le labbra tese per lo sforzo.
 
Sono in sei, ma ben presto diventano quattro, poi tre e infine uno. Tanto per essere sicuro, quando solo l'ultimo resta in piedi, prende un pugnale e lo lancia dritto nella tempia dell'orlan, che cade bocconi. Nessuno si rialza.
 
L'uomo sbraita qualcosa nel corridoio, ma non gli risponde altro che il silenzio. L'ultimo sopravvissuto, frustrato, inizia a raccogliere i cadaveri.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
    <Entry>
      <ID>116</ID>
      <DefaultText>Vedi un uomo che incrocia le braccia e solleva il mento. La luce della luna e delle torce dà colore al suo volto. "Stronzate".

L'elfo che gli sta davanti sembra in preda al panico. "Ma sei pazzo? Io l'ho visto!".

"A-ha!", esclama il primo uomo, sollevando un dito trionfante. "Hai appena detto che l'avevi solo sentito".

L'elfo sbatte le palpebre. "In nome delle belve di Galawain, questo che diamine c'entra?".

"Hai detto di averlo solo sentito. Adesso mi vieni a raccontare che si trattava di un mostro grosso come due aumaua, con la pelliccia imbrattata di sangue". L'uomo si avvicina di un passo all'elfo. "E adesso sto dicendo che sei un bugiardo, Doran".

Doran risponde balbettante, "Per gli dei, Visceris, chi se ne frega del suo aspetto? È un lupo rabbioso. Hai visto che cosa ha fatto alle pecore...". L'elfo solleva le mani al cielo scuotendo la testa. "Se vuoi rimanere qui fuori tutta la notte per vedere quella bestia con i tuoi occhi, fai pure. Io me la filo".

"Bene".

"Perfetto".

"Ottimo".

L'elfo se ne va di gran carriera, gettandosi un'ultima occhiata alle spalle prima di scomparire giù per la collina. L'uomo si allontana nell'altra direzione, con una spada in una mano e una torcia nell'altra. Dopo pochi minuti arriva a un recinto sfondato dove numerose pecore giacciono morte, con la gola squarciata e le viscere sparse sul terreno. Non sembra l'opera di un comune predatore.

Improvvisamente, un rumore di passi nell'erba secca.

Visceris si volta ma non vede niente. Solleva la torcia più in alto.

Poi un altro rumore, stavolta alle sue spalle, vicino al recinto. L'uomo si volta di nuovo e vede un lupo. Non è affatto grande come sosteneva Doran e sebbene la sua pelliccia sia effettivamente chiazzata di rosso sulle zampe e attorno alla gola, il resto della descrizione dell'elfo si rivela una palese esagerazione. Tipico.

Questo dà a Visceris una piccola soddisfazione, anche quando il lupo gli si avventa contro con le fauci schiumanti e gli occhi iniettati di sangue.</DefaultText>
      <FemaleText />
    </Entry>
  </Entries>
</StringTableFile>